L’abbraccio della comunità di San Giulio a Papa Francesco

La XIX visita pastorale nella diocesi di Roma a conclusione dei lavori di consolidamento della chiesa di Monteverde. Il pontefice ha celebrato la dedicazione della chiesa e dell'altare

Ammette di aver avuto dei dubbi davanti alle calamità o a situazioni che lo riguardavano personalmente ma di averli dipanati grazie all’aiuto di persone vicine e di Gesù perché «anche arrabbiarsi con Gesù può essere un modo di pregare». Papa Francesco si confessa ai bambini della parrocchia San Giulio, a Monteverde, dove si è recato ieri, domenica 7 aprile, per celebrare il rito della dedicazione della chiesa e dell’altare. La 19esima visita pastorale nella diocesi di Roma infatti è stata organizzata a conclusione dei lavori di consolidamento della chiesa. A causa del cedimento del tetto, per tre anni tutte le celebrazioni si sono tenute in una tensostruttura montata in oratorio.

 

 

 

 

Bergoglio è arrivato in via Francesco Maidalchini alle 15.35 ed è stato accolto dall’applauso di numerosi fedeli assiepati dietro le transenne e dagli ospiti della casa di cura “Città di Roma”. Sulla facciata di San Giulio uno striscione colorato citava “Papa Francesco buonasera! Pietro è con noi per celebrare e rinnovare fede, speranza e carità”. Prima della celebrazione eucaristica ha incontrato le tante realtà parrocchiali accompagnato dal cardinale vicario Angelo De Donatis, dal vescovo ausiliare del settore Ovest Paolo Selvadagi, dal parroco padre Dario Frattini e da padre Rinaldo Guarisco, superiore generale dei Canonici Regolari dell’Immacolata Concezione, ai quali è affidata la cura della parrocchia.

Tutti volevano abbracciare il Papa, ringraziarlo per averli presi «amorevolmente per mano e portati a Gesù». Francesco ha avuto sorrisi e benedizioni per tutti e ha ascoltato una poesia in romanesco scritta da un anziano signore in piazza San Pietro il 13 marzo 2013, in occasione dell’elezione al soglio petrino. Ha poi salutato quanti hanno contribuito alla realizzazione del presepe vivente allestito a Porta Asinaria per raccogliere fondi da destinare alla “nuova” chiesa. Ai novelli sposi ha ricordato le tre parole chiave per un matrimonio felice: “posso?”, “grazie” e “scusa” e, in caso di litigio, «non finite la giornata senza fare la pace» ha consigliato. Ha quindi ringraziato i membri dell’Ufficio edilizia di culto del Vicariato di Roma e l’impresa che ha portato avanti i lavori di ricostruzione della chiesa. Ai volontari della Caritas ha rivolto l’invito a pregare, a prendersi concretamente cura dei più bisognosi e a svolgere la carità passiva, quella che richiede amore e non critiche, monito che rivolge spesso ai fedeli. «Il pettegolezzo è una malattia molto forte, un vizio che entra sottilmente», ha detto. Nella tensostruttura è esploso l’entusiasmo di centinaia di bambini e ragazzi del catechismo che avevano preparato delle domande.

«Ho dato da mangiare ai poveri e ogni cristiano dovrebbe farlo» ha risposto ad Eleonora. A Carlotta che gli ha chiesto come affidarsi a Dio anche nei momenti della prova senza cedere ai dubbi, il Papa ha spiegato che non «bisogna avere paura di dubitare ma bisogna condividere i dubbi con gli altri» perché discutere aiuta a crescere. Riconoscendo di essere stato assalito dai dubbi insiste sull’importanza della condivisione e dell’aiutare chi è caduto, «unico momento in cui è lecito guardare una persona dall’alto in basso, per aiutarlo a sollevarsi». Prima di salutare i ragazzi ha insegnato ai bambini più piccoli a fare bene il segno della croce. Quindi, dopo aver confessato tre giovani e una mamma, il Papa ha presieduto il rito della dedicazione della chiesa e dell’altare. «Varcate le porte del Signore con inni di grazie, i suoi atri con canti di lode» ha recitato all’esterno della chiesa mentre veniva aperto il portone d’ingresso. Al termine della liturgia della Parola, Bergoglio non ha pronunciato l’omelia e si è proceduto con il rito della dedicazione dell’altare e della benedizione delle pareti. Il rito si è aperto con il canto delle litanie dei santi, al termine del quale il Papa ha collocato nel sepolcro preparato sotto l’altare le reliquie di san Giovanni Bosco, di santa Margherita Maria Alacoque e di santa Maria Goretti. Ha poi unto tutta la mensa con il sacro Crisma prima che al centro della stessa fosse collocato un braciere con l’incenso, mentre il cardinale vicario e monsignor Selvadagi ungevano le pareti. Si è quindi provveduto ad aspergere la mensa per apparecchiarla per la celebrazione della Messa.

 

 

 

 

Padre Dario Frattini ha assicurato la preghiera quotidiana per il successore di Pietro spiegando che la comunità si è preparata all’incontro con la preghiera, riflettendo sulle malattie spirituali «che a volte affliggono anche noi» e facendo un lavoro di memoria. «In questo tempo di Quaresima ci prepariamo al dono della riconciliazione», ha aggiunto. Il sacerdote ha quindi donato al pontefice le offerte raccolte durante le quattro domeniche di Quaresima da destinare al progetto della Caritas “Come in cielo così in strada” a sostegno delle persone senza dimora.

8 aprile 2019