L’addio del sindaco Marino

L’annuncio ufficiale è arrivato dopo le pressioni di Pd e Sel e dopo le dimissioni del vicesindaco e di due assessori. Ma chiede una «verifica seria» entro 20 giorni

Il sindaco Marino si è dimesso. L’annuncio è arrivato alle 19.30 di ieri, giovedì 9 ottobre, con un comunicato del Campidoglio e con un messaggio video del primo cittadino della Capitale. Ultimo atto di una giornata convulsa. Anche se Marino non ha voluto calare del tutto il sipario, riservandosi di poter ritirare le dimissioni dopo i venti giorni concessi dalla legge. Un’ipotesi lontana, stando alle dichiarazioni di molti esponenti del suo stesso partito.

Nel suo messaggio Marino sostiene di aver «impostato cambiamenti epocali, cambiato un sistema di governo basato sull’acquiescenza alle lobbies, ai poteri anche criminali» nei due anni e mezzo della sua amministrazione. E parla di «una sfida vinta» e del «sistema corruttivo scoperchiato», ma alcuni commentatori gli contestato di essere caduto proprio sulla “questione morale” per lui prioritaria, a causa delle spese di rappresentanza contestate.

Marino sottolinea di essere stato vittima di un’«aggressione che oggi arriva al suo culmine. Ho tutta l’intenzione di battere questo attacco e sono convinto che Roma debba andare avanti nel suo cambiamento». Ma è consapevole che le condizioni politiche «mi appaiono assottigliate se non assenti». Quanto alla possibilità di ritirare le dimissioni, «non è un’astuzia la mia», dice, ma «la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche».

A conclusione del messaggio, non manca una stoccata anche al partito che lo ha portato a Palazzo Senatorio. «Non nascondo di nutrire un serio timore che immediatamente tornino a governare le logiche del passato, quelle della speculazione, degli illeciti interessi privati, del consociativismo e del meccanismo corruttivo-mafioso che purtroppo ha toccato anche parti del Pd e che senza di me avrebbe travolto non solo l’intero Partito democratico ma tutto il Campidoglio».

Le voci di un’uscita anticipata dal colle capitolino erano maturate già da mercoledì, dopo l’esplodere della vicenda delle spese di rappresentanza al centro di un esposto presentato alla Procura di Roma. Poi c’è stata un’escalation sempre più consistente nelle ore successive, tra le pressioni di esponenti del Pd e di Sel (già uscita di recente dalla maggioranza che sostiene il sindaco), culminata con le dimissioni del vicesindaco Marco Causi e di due assessori, Stefano Esposito (Trasporti), senatore Pd, e Luigina Di Liegro (Turismo), tutti e tre entrati in giunta con il più recente rimpasto.

La riunione di giunta a cavallo tra la tarda mattinata e il pomeriggio era stata teatro della spaccatura. Esposito non aveva usato mezzi termini. «La situazione ci porterà inevitabilmente alla fine di questa amministrazione, si è manifestato un quadro che non ci consente di andare avanti con autorevolezza. Chiunque arriverà a maggio troverà una situazione molto complicata per la bonifica della macchina amministrativa».

«Se Ignazio Marino vorrà prendere delle decisioni ne prenderemo atto» aveva dichiarato in precedenza l’assessore alla Legalità Alfonso Sabella, da sempre strenuo sostenitore del sindaco di Roma. L’assessore ai lavori pubblici Maurizio Pucci si limitava a ribadire che Marino «avrebbe restituito i soldi e rinunciato alla carta di credito comunale». Una scelta maturata dopo le polemiche seguite alla pubblicazione degli scontrini con le spese di rappresentanza del sindaco sostenute con la carta di credito del Comune, avvenuta solo dopo le richieste del Movimento 5 Stelle. Ma questa decisione non è bastata.

Da parte di Sel e dello stesso Pd è arrivato una sorta di ultimatum per le 16 di giovedì, con la minaccia di una mozione di sfiducia, che sarebbe piombata in un’assemblea capitolina dove dopo l’uscita di Sel era già difficile, per la maggioranza, ottenere il numero legale nelle sedute consiliari. Intanto era partito un presidio del Movimento 5 Stelle sotto il Campidoglio con deputati e consiglieri comunali pentastellati davanti Palazzo Senatorio per chiedere le dimissioni del sindaco di Roma. In piazza anche Ncd: una figura di cartone con l’immagine del sindaco di Roma e la scritta “Bye bye Marino #gameover”. Poi una riunione con Causi e Sabella, infine le dimissioni.

9 ottobre 2015