Le Chiese cristiane, unite nel martirio

A San Gaspare del Bufalo, le veglia ecumenica, nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Il pastore luterano Jonas: «Fasciamoci a vicenda le nostre ferite»

Nella parabola del Buon samaritano, vorremmo tutti identificarci nell’uomo della Samaria che soccorre il ferito. Ma forse siamo più simili agli altri personaggi, compreso l’uomo lasciato mezzo morto per strada. «Magari possiamo tentare di risanarci le ferite a vicenda con le nostre differenti esperienze culturali e storiche, con i punti salienti della nostra dottrina. Niente nella storia ha fatto crescere la cristianità più della persecuzione. E niente ha reso coese le diverse Chiese cristiane più del martirio. Non vogliamo nascondere le nostre ferite gli uni agli altri. Piuttosto fasciamocele a vicenda». È l’invito rivolto dal pastore Michael Jonas, della Chiesa Luterana di Roma, durante la veglia ecumenica diocesana svoltasi venerdì 19 gennaio nella parrocchia di San Gaspare del Bufalo, nell’ambito della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si concluderà giovedì 25, solennità della Conversione di San Paolo, con la celebrazione dei vespri presieduta da Papa Francesco nella basilica di San Paolo fuori le Mura.

Il momento di preghiera, presieduto dal vescovo Riccardo Lamba, delegato diocesano per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso, ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti delle diverse confessioni che «con la loro preghiera e testimonianza rendono migliore la nostra città», ha affermato monsignor Marco Gnavi, responsabile dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. Il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2024 è “Ama il Signore Dio tuo… e ama il tuo prossimo come te stesso”, tratto dal Vangelo di Luca: dal brano del dialogo tra Gesù e il maestro della legge a cui fa seguito la parabola del Buon samaritano. A tal proposito il pastore Jonas si è chiesto con quale personaggio ci immedesimiamo. «Naturalmente vogliamo essere il Buon samaritano», ha detto, ma forse siamo più simili al dottore della legge, a coloro che conoscono il comandamento dell’amore «fin dai tempi del catechismo – ha proseguito -. Il problema non è il sapere ma è la motivazione, la convinzione, l’azione». L’invito è quindi quello di avere un dialogo costante con il Signore per essere «testimonianza viva».

Siamo molto simili anche al sacerdote che non si ferma a soccorrere il ferito per non perdere tempo, perché deve arrivare puntuale al Tempio come prescritto dalle sue regole. «È immagine di noi cittadini moderni – ha proseguito -, con tutte le nostre responsabilità e doveri, con le nostre preoccupazioni e idee. Talvolta possiamo essere così buoni e moralmente perfetti da perderci nelle nostre regole e non vedere la persona accanto a noi che giace a terra. Restare fedeli a tradizioni antiche non significa essere poco misericordiosi. Auspichiamo che nei nostri contatti ecumenici si possa dire che dobbiamo restare sempre tanto aperti da vedere sempre quel che accade a destra e a sinistra della nostra confessione o della nostra Chiesa». Il pastore ha infine spiegato che non possiamo auto definirci “buoni samaritani”. Questa «identificazione avviene quando incontriamo persone e rispondiamo al loro stato di necessità», ha concluso.

Animata dalle corali DecimaQuinta, San Gaspare del Bufalo, romeno ortodossa, metodista e valdese, la veglia è stata arricchita dalle testimonianze di due giovani. Silvia, dei Giovani per la pace, vive a Tor Bella Monaca e coi i suoi coetanei si impegna «per cambiare il quartiere e far emergere il bello». Fa volontariato in una casa famiglia per anziani. «Il modo per cambiare le cose per me è volersi bene e aiutare gli altri», ha detto. Roberta, rom di origine bosniaca, è stata battezzata la notte di Pasqua di 5 anni fa nella parrocchia di Santa Maria in Trastevere. «Ho chiesto di ricevere il battesimo – ha affermato – perché quello che vedevo nelle persone che mi hanno aiutato era quello che desideravo di più: l’affetto, l’amicizia e l’aiuto verso il prossimo».

22 gennaio 2024