Legge su bullismo e cyberbullismo, Marazziti: «È una necessità»

Il presidente della Commissione Affari sociali sul disegno di legge approdato alla Camera: serve formazione sulla cultura digitale

Il presidente della Commissione Affari sociali sul disegno di legge approdato alla Camera: serve formazione sulla cultura digitale per bambini, insegnanti, famiglie

«Credo che il lavoro di questi mesi fatto alla Camera, con cui si è dilatata la natura di questa legge, non l’abbia indebolita ma l’abbia resa più utile per intervenire in caso di aggressioni gravi commesse via internet. La cronaca di questi giorni ci dice che è una necessità». A parlare è Mario Marazziti, presidente della Commissione Affari sociali alla Camera, in merito alla discussione che si è aperta oggi sul disegno di legge contro il bullismo e il cyberbullismo (il disegno di legge era stato approvato in prima seduta al Senato all’unanimità ed è passato alle Commissioni Affari sociali e Giustizia lo scorso luglio). La «dilatazione» a cui fa riferimento riguarda l’allargamento della legge, oltre che ai minori, anche alle persone adulte; «in futuro – aggiunge Marazziti – si potranno proteggere persone come Tiziana, persone fragili come i disabili che, purtroppo, sono spesso vittime di bullismo e di bullismo informatico».

La Camera ha approvato ieri, 15 settembre, l’emendamento presentato proprio da Marazziti sul cyberbullismo, che nella stesura del testo passato in Commissione Affari sociali e Giustizia aveva suscitato polemiche. «L’emendamento approvato dovrebbe sgombrare il campo da una serie di preoccupazione sul fatto che la legge possa mettere a rischio involontariamente la libertà di stampa, di cronaca, di critica, politica – spiega Marazziti -, ovvero coinvolgere fattispecie che non comportano volutamente l’intento di danneggiare in modo esplicito».

Gli articoli 3 e 4 della legge si concentrano sulla prevenzione di bullismo e cyberbullismo e sull’educazione. «L’allarme sociale è giusto, ci sono episodi eclatanti ma repressione e sanzione devono rimanere l’ultima ratio – dice ancora il presidente della Commissione Affari sociali -. La maggior parte di questi comportamenti è tenuta da minori e spesso il confine tra persecutore e perseguitato è chiaro ma labile. Spesso si tratta di gruppi in cui il bullo è, a sua volta, vittima del gruppo, è un debole che si comporta così per dimostrare di poterne fare parte. Esiste un grande problema di educazione e recupero e va messo in campo un percorso di cultura digitale, dai bambini agli insegnanti ai genitori».

La legge prevede all’articolo 2 che, in caso di cyberbullismo, l’istanza al gestore del sito Internet (social media, servizio di messaggistica istantanea, rete di comunicazione elettronica) possa essere presentata da chiunque, anche dal minore ultraquattordicenne (d’altra parte a Facebook, ad esempio, ci si può iscrivere a partire dai 13 anni). «Ciò non significa che l’istanza debba essere accolta ma che garante della privacy, polizia postale o gestore possano fare una valutazione su ciò che è avvenuto – spiega Marazziti – e a quel punto può esserci in termini rapidi la rimozione del contenuto, ma non la chiusura del sito. Abbiamo lavorato con i gestori delle piattaforme per evitare troppi effetti collaterali che metterebbero a rischio l’efficacia della legge». Per i comportamenti gravi e penalmente rilevanti, la legge prevede una sanzione penale, senza creare un nuovo reato. «Si parla di stalking per via intormatica che è una specifica, non un’aggravante, del reato di stalking con una pena da 1 a 6 anni», precisa Marazziti.

La discussione della legge, iniziata il 15 settembre alla Camera, riprenderà il 20 settembre. Ma per Marazziti l’approvazione non costituirà la fine del lavoro. Uno dei temi da affrontare riguarda, ad esempio, le chat. «La maggior parte delle persone capisce meglio la rimozione di un contenuto fortemente lesivo, come ad esempio una foto che ritrae una persona nuda diffusa in rete per danneggiare, è un fatto grave documentato su una piattaforma e lo capiamo – conclude Marazziti -. Ma la gran parte delle minacce avviene nelle chat, piattaforme più labili, per questo sto lavorando insieme a Google, Facebook e i gestori telefonici per studiare accorgimenti efficaci».

16 settembre 2016