L’Unhcr accanto alle persone in fuga dal Sudan

Nella regione, movimenti verso il Ciad e il Sud Sudan. Primi arrivi anche in Egitto. L’impegno dell’Agenzia Onu con partner e governi locali, per una risposta congiunta

Non si placano i combattimenti in Sudan, che «sembrano destinati a provocare ulteriori spostamenti sia all’interno che all’esterno del Paese», rilevano dall’Unhcr. L’Agenzia Onu per i rifugiati dunque sta aumentando l’assistenza alle persone in fuga verso i Paesi confinanti: il Ciad, anzitutto, ma anche il Sud Sudan, dove diversi rifugiati sudsudanesi stanno facendo ritorno. «Abbiamo anche segnalazioni di persone che iniziano ad arrivare in Egitto, ma al momento non sono disponibili numeri precisi».

Al momento, l’Unhcr sta lavorando a stretto contatto con i partner e i governi nella regione, per valutare i bisogni dei nuovi arrivati e preparare una risposta congiunta. «Vogliamo ringraziarli per aver continuato a tenere aperte le frontiere a coloro che fuggono dal Sudan, per cercare protezione internazionale o per fare ritorno nei Paesi d’origine». In Ciad in particolare l’Agenzia delle Nazioni Unite e i partner locali hanno dispiegato team di emergenza lungo il confine orientale con il Sudan per rispondere ai bisogni urgenti di protezione e assistenza umanitaria. «Il governo del Ciad e l’Unhcr hanno avviato attività di preregistrazione per identificare i nuovi arrivati e valutare i loro bisogni – riferiscono -. Dall’inizio dei combattimenti, almeno 20mila rifugiati sono fuggiti attraverso il confine con il Ciad. Molti si trovano in villaggi a soli 5 km di distanza dal Sudan e si prevede che altri arriveranno nei prossimi giorni». Potenziate anche le forniture di beni di prima necessità, tra cui materassini per dormire, sapone e utensili da cucina per 20mila rifugiati. Le persone in fuga infatti «stanno trovando riparo sotto gli alberi e non hanno acqua pulita e cibo». Si sta predisponendo inoltre il trasferimento delle famiglie in un campo profughi esistente più distante dal confine, mentre è stata identificata una nuova località per far fronte agli altri arrivi. Intanto, sono più di 400mila i rifugiati sudanesi già ospitati in 13 campi e tra le comunità locali del Ciad orientale.

Operatori Unhcr hanno raggiunto i valichi di frontiera anche in Sud Sudan, insieme ai partner, per monitorare i nuovi arrivi e fornire aiuto. «A oggi, abbiamo registrato quasi 4mila sud sudanesi che hanno attraversato il confine con il Sudan, soprattutto attraverso il valico di Renk, nello Stato dell’Upper Nile. È possibile che ne arrivino altri attraverso passaggi di frontiera informali». Tra quelli che arrivano, molti hanno avuto modo di pagare il trasporto da Khartoum e continuare il viaggio in Sud Sudan ma al personale umanitario hanno riferito di un gran numero di connazionali che sta cercando di raggiungere il confine a piedi. «È difficile confermare il numero di coloro che sono in viaggio verso il Sud Sudan. Si registra tuttavia un aumento giornaliero degli arrivi a Renk. È probabile che coloro che arrivano a piedi siano più vulnerabili e abbiano maggiori necessità rispetto ai primi arrivati», commentano dall’Agenzia Onu.

In Sudan ci sono oltre 800mila rifugiati sud sudanesi, un quarto dei quali si trova a Khartoum ed è direttamente colpito dai combattimenti. L’Unhcr sta allestendo centri di accoglienza al confine con il Sudan meridionale per la registrazione e l’identificazione di emergenza delle persone vulnerabili in arrivo e per la distribuzione di generi di prima necessità come l’acqua potabile. «Stiamo collaborando con i partner per creare strutture di telecomunicazione al confine, in modo che i nuovi arrivati possano contattare le loro famiglie e per facilitare il viaggio – riferiscono -. Si prevede che la maggior parte di coloro che stanno facendo ritorno, si dirigerà verso zone del Paese estremamente fragili a causa del conflitto, del cambiamento climatico o dell’insicurezza alimentare, o di una combinazione di tutti e tre». Il Sud Sudan infatti sta già soffrendo una grave crisi umanitaria, con più di 2,3 milioni di sfollati interni; quasi tre quarti della popolazione ha bisogno di assistenza umanitaria e 2,2 milioni di sud sudanesi sono rifugiati nei Paesi vicini. Il timore ora è che un numero elevato e non pianificato di nuovi ritorni nel Paese possa destabilizzare le comunità locali già in difficoltà.

«L’impatto umanitario di questa crisi sarà pesante. Il Sudan ospita più di 1 milione di rifugiati e 3,7 milioni di sfollati interni. I programmi di assistenza, già sovraccarichi, sono ora gravemente ostacolati», rilevano ancora dall’Agenzia Onu, sottolineando che «tutte le operazioni dell’Unhcr nei Paesi confinanti con il Sudan colpite da questa nuova emergenza ospitano già grandi popolazioni di rifugiati e sfollati interni e sono anch’esse estremamente sotto finanziate. È necessario sostegno urgente per garantire l’assistenza tempestiva a coloro che fuggono dalle ostilità», concludono.

26 aprile 2023