Maggio 1986, l’omelia di Wojtyla con l’annuncio del Sinodo

Su Roma Sette le parole di Giovanni Paolo II a Pentecoste in piazza San Pietro. «Un servizio alla missione della Chiesa che è in Roma»

Piazza San Pietro fitta di “christifideles”, con le loro fiaccole accese, sembrava un solo fuoco ardente dell’amore che è caratteristica dello Spirito Santo. Giovanni Paolo II, nel corso dell’omelia pronunciata durante la solenne Messa di Pentecoste di sabato 17, ha sottolineato sia i doni del Paraclito, sia l’impegno che deriva a ogni cristiano dall’acquisizione dei suoi doni. Ma il punto che più ha polarizzato l’attenzione è stato l’annuncio di un prossimo Sinodo Diocesano, nel quale ogni componente delle espressioni della Chiesa di Roma, dovrà manifestare il proprio carisma per l’utilità comune.

Carissimi fratelli e sorelle!

La testimonianza a Cristo che offriamo questa sera, celebrando la nostra fede mediante l’Eucarestia, riveste carattere di particolare solennità. Essa vede qui ben rappresentata l’intera Chiesa che è in Roma; la quale – come ha rilevato all’inizio della S. Messa il sig. Cardinale Vicario – è presente in tutto il complesso ben articolato delle sue varie componenti e delle sue molteplici forze impegnate nell’apostolato. Lo scopo di questo incontro di preghiera – che ci vede raccolti con Maria, Madre del Divino Amore, la cui effigie è stata qui riportata dal suo Santuario – è di invocare il dono dello Spirito Santo su due importanti iniziative pastorali, affinché abbiano un esito felice e fecondo di frutti.

La prima è l’Assemblea del Sinodo dei Vescovi, che avrà luogo nel 1987 sul tema “La vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nella società”. è un appuntamento al quale dobbiamo prepararci adeguatamente. La seconda è il Sinodo pastorale di Roma. Sono lieto di darne l’annuncio ufficiale nella solennità di Pentecoste, invocando su tale iniziativa l’effusione dello Spirito Santo. Il Sinodo pastorale romano vuole essere un servizio alla missione della Chiesa che è in questa Città, la quale – a motivo del mistero petrino affidato al suo vescovo – svolge un particolare compito nei riguardi dell’intera Chiesa Cattolica. Esso ha soprattutto lo scopo di aiutare e rivivere in profondità il Concilio Vaticano II e ad attuarne con coerenza le direttive, arricchendo la fede e contribuendo a rinnovare la società d’oggi. Il rinnovamento che il Sinodo pastorale di Roma infonderà a questa Comunità Ecclesiale sarà anche un aiuto a prepararsi al Sinodo dei Vescovi.

Entrambe le iniziative sono importanti momenti di vita ecclesiale, perché, nel solco delineato dal Concilio Vaticano II, tendono a radicare i fedeli nell’intimo rapporto di familiarità con Dio, testimoniando l’uomo nuovo, “così che gli altri, vedendone le opere buone, glorifichino Dio Padre e comprendano più profondamente il significato genuino della vita umana e l’universale vincolo di comunione degli uomini tra loro”.

Tale assumere la vita in Cristo come vocazione impegna l’esistenza di ogni fedele a presentare “la Verità” e il “mistero universale di salvezza” della Chiesa, con carità e completezza. Spinge i vescovi, i sacerdoti, i religiosi a raggiungere la misura della pienezza del Redentore (cf. Sacrosanctum Concilium, 2). Conduce tutti i credenti ad una responsabilità attiva nel servire il disegno di Dio, facendosi generosi messaggeri e fedeli strumenti della potenza trasformatrice dello Spirito di Gesù, di cui l’umanità di oggi sente profondamente bisogno.

In questa assemblea eucaristica, partecipando al sacrificio di Cristo, desideriamo rinnovarci di nuovo nel Cenacolo di Gerusalemme. Sia nel giorno della Resurrezione, sia in quello della Pentecoste. Mediante la nostra presenza desideriamo manifestare la realtà delle parole di Paolo: “Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito: vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti” (1 Cor 12, 4-6). Vogliamo quindi manifestare che queste parole dell’Apostolo dei Gentili sono una realtà in noi, e mediante noi in questa antichissima Chiesa apostolica che si trova in Roma.

L’ultimo Sinodo dei Vescovi ha posto in luce che il Concilio Vaticano II e il suo magistero sono una sorgente particolarmente viva e attuale, alla quale tutti debbano attingere, per “essere Chiesa” in maniera sempre più piena; per realizzare questa Chiesa sempre più pienamente in se stessi e realizzare se stessi mediante la Chiesa in Cristo. Per essere, dunque, sempre più autenticamente cristiani nel mondo contemporaneo, nella prospettiva del terzo millennio dopo Cristo, sorretti e incoraggiati da Maria, Salvezza del Popolo Romano.

Infatti “a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune”. E questa “utilità comune”, questo bene è inteso secondo l’immagine del corpo. “Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo… e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito” (1 Cor 12,12-13).

Così dunque la Chiesa è in Cristo sacramento della nostra unità. Sacramento cioè il segno del Corpo: un solo corpo. Uno solo, perché tutti sono vivificati in esso da un solo Spirito.Questo desideriamo professare oggi, nel giorno della Pentecoste con forza particolare. Colui che è l’eterno “Soffio”: l’Amore del padre e del Figlio ci è stato “dato”. Lo stesso che fu dato agli Apostoli nel Cenacolo di Gerusalemme.

Ci è stato dato sotto forma di diverse “lingue”. In forma di diversi doni e compiti, di diverse vie e vocazioni; in forma di molteplici sensibilità ai bisogni della Chiesa e del mondo; in forma di molteplici servizi di salvezza, di molte diverse iniziative e programmi. Ci è stato donato affinché in questa ricchezza e in questa pluralità e molteplicità formiamo, per opera dello Spirito Santo, l’unità del Corpo, l’unità del Sacramento, l’unità di Cristo: affinché con Lui in questa pluralità di “lingue” della nostra nuova esistenza, proclamiamo, come gli Apostoli nel giorno di Pentecoste, “le grandi opere di Dio” (cfr. At 2,11).

 25 maggio 1986