Maurizio, morto sul lavoro nel deposito Atac di Tor Vergata

Caduto in una fossa per la manutenzione dei mezzi di trasporto, ha sbattuto la testa. Proclamata un’agitazione di 8 ore per il 4 luglio. Pesce (Pastorale sociale e del lavoro della diocesi): «Non cada nella indifferenza questa ennesima tragedia»

È precipitato in una fossa di una delle officine per la manutenzione dei mezzi di trasporto, intorno alle 6 del mattino, e ha sbattuto la testa. È morto così ieri, 3 luglio, Maurizio, impiegato Atac, 51 anni. Nel deposito di Tor Vergata. Trasportato d’urgenza, in gravissime condizioni, in ospedale, per lui non c’è stato nulla da fare.

«Esprimo profondo cordoglio per la tragica scomparsa di un dipendente di Atac, a seguito di un incidente avvenuto questa mattina all’interno della rimessa di Tor Vergata – sono le parole pronunciate nella giornata di ieri dall’assessore capitolino alla Mobilità Eugenio Patané -. L’azienda e le forze dell’ordine sono al lavoro per capire l’effettiva dinamica dell’evento, auspichiamo pertanto di poter avere risposte certe in tempi brevi. Alla sua famiglia, intanto, giunga il nostro cordoglio e la partecipazione più sentita dell’amministrazione comunale di Roma Capitale». Parole di «sentita e sincera vicinanza alla famiglia del lavoratore e ai suoi colleghi» anche da Claudia Pratelli, assessore alla Scuola, formazione e lavoro di Roma Capitale.

Immediata la reazione dei sindacati, che hanno proclamato un’agitazione di 8 ore per la giornata di oggi, 4 luglio. Sull’intera rete Atac, dunque, servizio non garantito dalle 8.30 alle 16.30. «Ci fermiamo per chiedere alle aziende e alle istituzioni maggiore formazione, maggiore addestramento, maggiori controlli e maggiori investimenti per salute e sicurezza», si legge nella nota diffusa Filt Cgil, Fit Cisl, UilTrasporti e Ugl Fna, le sigle promotrici della mobilitazione.

A dare voce al cordoglio della Chiesa di Roma è monsignor Francesco Pesce, incaricato dell’Ufficio per la pastorale sociale, del lavoro e della custodia del creato della diocesi di Roma. «La notizia della morte ieri, 3 luglio, di Maurizio, un impiegato Atac, caduto in una fossa per la manutenzione dei mezzi di trasporto all’interno del deposito in via di Tor Vergata, ci lascia tutti attoniti – dichiara -; mentre le  indagini sono in corso, per ricostruire la dinamica esatta dell’accaduto, la diocesi di Roma si stringe in preghiera ai familiari e agli amici di Maurizio e a tutta la comunità civile di Roma».

Nelle parole di Pesce, «la morte è il segno più eloquente della fragilità della nostra vita davanti alla quale curviamo il capo ed eleviamo lo Spirito. Morire sul luogo di lavoro è sempre inaccettabile e ci richiama a sempre più urgente corresponsabilità, non solo a livello istituzionale ma prima ancora sociale, come cittadini costruttori di morale sociale. Non cada nella indifferenza questa ennesima tragedia – il monito del sacerdote -. L’indifferenza è un problema culturale, e la cultura dell’indifferenza è l’opposto dell’amore di Dio e nessuno di noi può essere sicuro di rimanere immune da questa malattia morale e spirituale. L’indifferenza – prosegue – è un demone molto insidioso perché come un serpente si insinua a poco a poco, giorno dopo giorno, spesso si maschera anche di bene, e ti fa dire: io non c’entro, non mi riguarda, non è colpa mia. L’indifferenza ci ruba l’anima, ci disumanizza e ci trasforma da cittadini a egoiste ed egocentriche maschere».

4 luglio 2024