Portare anche in carcere «la rivoluzione della gentilezza»

Esortazione del vescovo Ambarus alla polizia penitenziaria, nella Messa per il patrono san Basilide. Grimaldi (ispettore cappellani): «Impegno impagabile» dei 37mila agenti

Riconoscere l’umanità dei detenuti e promuovere un approccio compassionevole e amorevole sull’esempio di san Basilide, patrono del corpo di polizia penitenziaria, perché «è l’amore che cambia, non semplicemente l’azione punitiva». Lo ha rimarcato il vescovo Benoni Ambarus, delegato per l’ambito della Diaconia della carità, che ieri, 3 luglio, ha presieduto la Messa nella basilica di San Giovanni in Laterano in onore di san Basilide, la cui memoria liturgica ricorre il 30 giugno. Soldato dell’esercito romano addetto a condurre i prigionieri al patibolo, fu convertito dalla gentilezza della vergine cristiana Potamiena, condannata a morte per la sua fede. Nel tragitto, come narra Eusebio di Cesarea, consigliere e biografo di Costantino I, Basilide la protesse con compassione.

«Sono i modi di vivere evangelici che convertono», ha spiegato il vescovo nell’omelia. Commossa dal gesto, Potamiena gli promise che dal paradiso avrebbe pregato per lui. Pochi giorni dopo, durante un processo, Basilide, di fronte alla richiesta di giuramento, rivelò la sua fede cristiana. In prigione raccontò che Potamiena gli era apparsa in sogno tre notti dopo la sua morte annunciandogli che le sue suppliche al Signore per la sua grazia erano state accolte e che presto sarebbe venuta a prenderlo. Basilide fu battezzato e giustiziato il giorno seguente. Il 2 settembre 1948 è stato proclamato patrono della polizia penitenziaria.

L’invito di Ambarus agli agenti presenti è stato a seguire l’esempio del martire per «rinnovare il servizio per la popolazione carceraria con gentilezza e amore. Così è possibile cambiare e salvare il prossimo. L’essere umano è come un fiore – ha proseguito -, si apre e fiorisce quando riceve le cure necessarie, non quando è trascurato o peggio ancora angariato. Far fiorire l’umanità, far fiorire l’umano nell’altro, è uno dei compiti più belli e più entusiasmanti in assoluto. Lo si ottiene attraverso la “rivoluzione della gentilezza”, come la chiama Papa Francesco. Abbiamo bisogno di fare uno sforzo in più come persone, istituzioni, Chiesa; un salto di dignità maggiore nel modo in cui ci prendiamo cura dei detenuti».

La liturgia ha visto la partecipazione di una ventina di cappellani e a nome di tutti l’ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane don Raffaele Grimaldi ha incoraggiato gli agenti di polizia penitenziaria «a non scoraggiarsi davanti alle criticità» ma ad andare avanti con il loro lavoro «nascosto e poco apprezzato». Un impegno «impagabile» che i circa 37mila agenti in servizio in Italia svolgono con «passione, abnegazione, professionalità e senso del dovere», ha affermato il sacerdote. La vita di san Basilide traccia la strada da percorrere «affinché gli istituti penitenziari diventino veri luoghi di riscatto, resurrezione e cambiamento di vita», ha concluso il sacerdote.

Il sottosegretario al ministero della Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove ha individuato negli insegnamenti di san Basilide, «progenitore della polizia penitenziaria», tre aspetti che possono essere applicati all’intero corpo. Innanzitutto «la tutela della dignità umana pur nell’esecuzione della pena», quindi la sollecitazione a essere «”esca” per la conversione al bene dei detenuti, e infine la fermezza. Negli anni bui del terrorismo e in quelli della criminalità organizzata che aggrediva lo Stato – ha detto -, la polizia penitenziaria non ha ceduto, non ha tradito, ha continuato ad adempiere al suo dovere».

Presente alla liturgia anche il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Giovanni Russo. Al termine della celebrazione la banda musicale del corpo della polizia penitenziaria si è esibita sul sagrato della basilica con un repertorio di brani che ha spaziato dall’Inno d’Italia alle musiche di Nicola Piovani ed Ennio Morricone.

4 luglio 2024