Medio Oriente: danneggiata sede di Croce Rossa e attaccato il Nasser Hospital
Il presidente Cri Valastro: preoccupazione per l’esplosione che ha colpito il Comitato internazionale a Rafah. Colpito anche l’ospedale di Khan Younis, in cui erano al lavoro tre medici di Emergency
«Per fortuna non ci sono state vittime ma l’esplosione che ha danneggiato la sede del Comitato internazionale della Croce rossa a Rafah desta in noi non poche preoccupazioni». A parlare è il presidente di Croce rossa italiana Rosario Valastro, dopo che ieri, 24 marzo, un ufficio del Comitato internazionale a Rafah è stato raggiunto da un proiettile esplosivo, «nonostante fosse chiaramente segnalato e notificato a tutte le parti», puntualizzano da Croce rossa internazionale. «Ancora una volta, le conseguenze del conflitto in corso compromettono uno degli uffici del nostro movimento e, con esse, la capacità della Croce rossa di rispondere alle esigenze della popolazione colpita da questa emergenza – sono ancora le parole di Valastro -. I civili, il personale sanitario e gli operatori umanitari non sono un target, anzi, durante un conflitto devono, lo sottolineo, devono essere tutelati».
La continua escalation di violenza in Medio Oriente, ribadisce il presidente Cri, «ha un impatto devastante sulla popolazione. Mancano beni di prima necessità, cibo, acqua potabile, supporto sanitario e l’aiuto umanitario è quotidianamente messo in pericolo. Una situazione come questa, senza alcun rispetto della dignità e dei diritti umani, è inaccettabile. Restituiamo Umanità a questi luoghi e alle popolazioni che li abitano», l’esortazione.
Prima dell’attacco alla sede del Comitato internazionale di Croce rossa, nella sera di domenica 23 marzo è stato attaccato anche il Nasser Hospital, a Khan Younis. Proprio mentre tre membri dello staff di Emergency – due anestesisti e un chirurgo – stavano lavorando nel reparto di Terapia intensiva. Nessuno di loro è rimasto ferito, ma sono rientrati nella guest house dell’organizzazione nella Striscia di Gaza. Prestavano servizio da due settimane nel reparto di chirurgia dell’ospedale. «Stavamo preparando due pazienti per la sala operatoria, entrambi gravi, feriti da esplosioni avvenute nella giornata precedente – racconta Filippo Pelagatti, anestesista di Emergency a Gaza -, quando abbiamo sentito un’esplosione e tremare i muri. Ci hanno fatto scendere al piano terra in una stanza sicura insieme allo staff dell’ospedale. Appena è stato possibile, siamo tornati dai nostri pazienti: senza quell’intervento chirurgico sarebbero morti».
Al momento, riferiscono da Emergency, solo il 60% degli ospedali nella Striscia di Gaza è funzionante e solo parzialmente. «A Gaza la morte è dappertutto – commenta Judah Slavkovsky, chirurgo di Emergency nella Striscia -. Ogni gazawi sa che potrebbe essere ucciso da un momento all’altro. Non ci sono posti sicuri. Il Nasser Hospital è stato colpito altre volte in questi mesi: questa guerra non risparmia niente e nessuno, nemmeno gli ospedali, nemmeno chi chiede solo di essere curato».
L’attacco agli ospedali è una gravissima violazione del diritto umanitario, rimarcano da Emergency, chiedendo «il rispetto delle strutture sanitarie, dei pazienti e del personale che non possono essere in alcun modo obiettivi militari. Gli ospedali sono luoghi di cura: devono essere protetti, non attaccati. I pazienti e il personale sanitario devono essere difesi, non uccisi». Emergency chiede anche il cessate il fuoco immediato, la protezione dei civili e l’accesso agli aiuti umanitari per la popolazione, che sta subendo le conseguenze di una guerra feroce da ormai 18 mesi.
Emergency è a Gaza da agosto 2024 e attualmente continua a lavorare nella sua clinica nella località di al-Qarara, sempre nel governatorato di Khan Younis, dove offre primo soccorso, assistenza medico-chirurgica di base per adulti e bambini, attività ambulatoriali di salute riproduttiva e follow up infermieristico post-operatorio, stabilizzazione di emergenze medico-chirurgiche e trasferimento presso strutture ospedaliere. Lavora presso il Nasser hospital con un’equipe chirurgica di medicina di primo soccorso e un’attività di formazione medica. Prosegue inoltre il suo lavoro per offrire assistenza sanitaria di base alla popolazione nella clinica di medicina di base allestita dall’associazione locale Cfta ad al-Mawasi.
25 marzo 2025

