Circa 1.200 persone. Al passo del Rio Suchiate sono rimaste solo loro – in gran parte migranti honduregni -, dopo che la pressione alla frontiera di Tecún Umán tra Guatemala e Messico si è allentata, pur permanendo tensione e un’emergenza per l’accoglienza che invece di concentrarsi si diffonde in varie regioni del Guatemala. A restare, dunque, sono quelli che non si rassegnano all’idea di non poter proseguire il proprio cammino in Messico, nonostante il blocco della Guardia nazionale. Qualche centinaio di persone, tra cui numerose donne e bambini, ha fatto ritorno in Honduras in pullman messi a disposizione dalle autorità guatemalteche. Molti altri stanno attraversando altre regioni del Guatemala, soprattutto il Petén, per entrare in Messico da altre frontiere meno presidiate. Il Messico intanto ha avviato l’iter per il rimpatrio dei circa 500 migranti che sono riusciti a entrare nel suo territorio.

Le autorità affermano che nessuno ha aderito all’offerta fatta direttamente dal presidente López Obrador, che aveva promesso un posto di lavoro (per un totale di 4mila) a coloro che avessero accettato di risiedere nel Chiapas, lo Stato più meridionale del Messico. Padre Juan Luis Carbajal, segretario esecutivo per la Pastorale della mobilità umana della Conferenza episcopale guatemalteca, condanna, a nome dei vescovi locali, «la mancanza di volontà di identificare le persone bisognose di asilo o rifugio e di garantire l’accesso alla procedura. Siamo preoccupati – afferma – che le deportazioni di massa “volontarie” mettano in pericolo le persone che non dovrebbero essere espulse per nessun motivo, salvando così la loro vita». E ancora: «Ribadiamo che le persone devono essere informate dei loro diritti e, tra questi, c’è quello di chiedere protezione, asilo, rifugio nel Paese che scelgono, che sia il Guatemala, il Messico o gli Stati Uniti. Esortiamo i Paesi della regione a realizzare le loro buone intenzioni per garantire il rispetto della dignità e dei diritti umani delle persone in una situazione di migrazione».

23 gennaio 2020