Minori, uno su 10 ha genitori immigrati. Agia: «Garantire l’inclusione»

Presentate le raccomandazioni dell’Autorità garante per l’infanzia e adolescenza. Oltre un milione gli under 18 di origini straniere; 7 su 10 nati in Italia

Un minorenne su dieci, in Italia, ha genitori di origini straniere: sono poco più di un milione di under 18, equamente ripartiti tra maschi e femmine. A tutela dei loro diritti di persone di minore età, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) ha presentato ieri, 16 aprile, una serie di raccomandazioni rivolte a ministeri, Regioni, Comuni, servizi sociali, assistenti sociali e giornalisti. «Si tratta di ragazzi che si trovano a fare da mediatori tra due culture, quasi fossero talora genitori dei loro stessi genitori – si legge in una nota dell’Agia -. Minorenni che, a causa della provenienza della loro famiglia, affrontano discriminazioni e malintesi. Come quello di essere considerati stranieri, anche se parlano e vivono da italiani. O quello di dover far accettare ai familiari comportamenti “da italiani”».

Lo studio “L’inclusione e la partecipazione delle nuove generazioni di origine immigrata. Focus sulla condizione femminile” è stato realizzato con il supporto tecnico dell’Istituto degli Innocenti di Firenze e presentato a Roma durante un convegno e una tavola rotonda promossi dall’Agia. Sono intervenuti Cristina Maggia, presidente del Tribunale per i minorenni di Brescia e coordinatrice del gruppo di lavoro, Tiziana Chiappelli, docente universitario, e – alla tavola rotonda – i rappresentanti delle istituzioni destinatarie delle raccomandazioni. Hanno raccontato le loro storie Ireneo Spencer (Conngi), Annalisa Ramos Duarte e Ziad Atef. «Quelli di nuova generazione sono bambini e ragazzi per i quali i diritti della Convenzione di New York valgono come per tutti i loro coetanei – ha spiegato  l’Autorità garante Filomena Albano -. Fino a qualche anno fa erano soprattutto ragazzi nati all’estero. Oggi la maggioranza, sette su 10, è nata in Italia. Con lo studio avviato a maggio scorso dalla Consulta delle associazioni e delle organizzazioni dell’Agia abbiamo rilevato buone pratiche e criticità». Dalla voce degli stessi ragazzi, ha spiegato Albano, sono scaturite una serie di indicazioni. «Azioni che le istituzioni, gli operatori, i professionisti e le organizzazioni sono sollecitate a porre in atto – ha aggiunto -. Anche il linguaggio e le narrazioni che li riguardano hanno bisogno di una revisione. Per questo abbiamo invitato l’Ordine dei giornalisti a collaborare con gli stessi immigrati o con le nuove generazioni di origine immigrata come testimoni privilegiati per pervenire a questo risultato».

Le raccomandazioni presentate dall’Autorità garante «hanno lo scopo di stimolare comportamenti virtuosi e prassi uniformi e sono rivolte a interlocutori istituzionali e gli altri attori del sistema», si legge nell’estratto dello studio. Tra queste spicca la sensibilizzazione del personale, anche attraverso apposita formazione, che entra in contatto con bambini e ragazzi di nuova generazione sulle loro specificità culturali, in particolare a scuola; la realizzazione di progetti e iniziative di integrazione; il rafforzamento della coesione sociale e del dialogo interculturale; la revisione di programmi di studio e di percorsi educativi in un’ottica interculturale; il miglioramento dei servizi di orientamento scolastico, predisponendo un adeguato supporto informativo alle famiglie e per l’espletamento delle pratiche burocratiche. E ancora: la presenza di mediatori linguistici e culturali ai colloqui dei genitori con gli insegnanti. Particolare attenzione è stata attribuita, inoltre, alla cultura della prevenzione, in termini di educazione alla relazione e alla salute riproduttiva e sessuale e, presso i consultori, all’informazione sull’esistenza di sportelli di educazione alla salute e alla sessualità.

17 aprile 2019