Non si ferma la marcia dei migranti honduregni verso gli Usa

La carovana “dei disperati” punta già al Messico. I vescovi del Guatemala: «Attenzione alle loro necessità». Il governatore del Chapas annuncia l’apertura di 7 centri di accoglienza. La conferenza episcopale: «Azione congiunta»

Punta già al Messico la carovana “dei disperati”, come la chiamano. Da San Pedro Sula, in Honduras, erano partiti in 2mila lo scorso fine settimana; ora sono già almeno 3.500, in gran parte honduregni ma via via si stanno aggiungendo anche guatemaltechi. Meta: gli Stati Uniti d’America, dove il presidente Donald Trump ha già minacciato di tagliare gli aiuti ai governi del cosiddetto “Triangolo Norte”: Honduras, Guatemala ed El Salvador.

Nonostante l’iniziale opposizione delle autorità guatemalteche, la carovana – che si è messa in moto in maniera spontanea – ha fatto ingresso nel Paese fermandosi inizialmente nelle città più vicine alla frontiera con l’Honduras: Esquipulas e Zacapa. Ma la marcia è subito continuata lungo il Paese, con l’obiettivo di percorrere le poche centinaia di chilometri che separano i migranti dal confine con il Messico. I vescovi del Guatemala intanto hanno manifestato la loro preoccupazione per la «difficile e vulnerabile situazione dei migranti honduregni e l’attenzione alle loro necessità», esprimendo la speranza che il Governo e l’intera società civile «lavorino per la soluzione dei problemi che causano la migrazione forzata».

Rassicurazioni arrivano intanto dal governatore del Chiapas, lo Stato più meridionale del Messico, che ieri, 17 ottobre, ha annunciato che non sbarrerà il cammino alla carovana quando giungerà al confine. «Noi – ha detto – abbiamo una politica di rispetto per i diritti umani dei migranti e di porte aperte. Sette centri di accoglienza straordinari saranno allestiti nella provincia di Soconusco». Anche la Conferenza episcopale messicana (Cem) ha preso posizione attraverso una lettera aperta agli organi istituzionali preposti, scritta dal vescovo di  Cuautitlán Guillermo Ortiz Mondragón, incaricato per la Dimensione della mobilità umana, nell’ambito della Pastorale sociale dell’episcopato messicano. Nel testo si invoca una «soluzione congiunta» di accoglienza, in modo conforme alla legge messicana sulla migrazione, che prevede il libero transito delle persone.

Mondragón chiede «di proteggere questi fratelli, tra i quali arrivano bambini, donne, intere famiglie, giovani e adulti». L’esperienza insegna, fa presente il vescovo, che in questi casi i capi della carovana non si rivolgono alle Case del migrante ma bussano a caso, per esempio a parrocchie che non hanno i mezzi per soccorrerli e, soprattutto, per curare i bambini che presentano problemi di tipo gastrointestinale, o persone con problemi ai piedi e alle articolazioni. Di qui l’insistenza per «un’azione congiunta, che permetta di accogliere e proteggere i nostri fratelli migranti e soprattutto di fare attenzione perché non cadano in mano a persone senza scrupoli che si approfittano in molti modi: tratta di persone, schiavitù lavorativa, il pagamento di ingenti somme per condurli a destinazione e altri».

18 ottobre 2018