Oltre un milione e mezzo in fuga dal Sud Sudan
L’allarme di Save the Children: donne e bambini trucidati da gruppi armati. Valerio Neri: «La più grande crisi di rifugiati in Africa»
L’allarme di Save the Children: donne e bambini trucidati da gruppi armati. Valerio Neri: «La più grande crisi di rifugiati in Africa»
Dallo scoppio del conflitto, nel dicembre 2013, più di un milione e mezzo di persone è fuggito dal Sud Sudan; oltre mezzo milione dal luglio 2016, a motivo dell’inasprimento dei conflitti. Per lo più donne e bambini, la maggior parte dei quali tanto traumatizzata da non riuscire nemmeno a parlare. Ad accendere i riflettori su questa situazione è Save the Children, all’indomani del rapporto delle Nazioni Unite che avverte che nel Paese «è in corso un processo di pulizia etnica», dopo che la carestia è già stata dichiarata nello Stato dello Unity.
«Per comprendere davvero la portata di quella che rappresenta la più grande crisi di rifugiati in Africa – afferma il direttore di Save the Children Valerio Neri -, basti pensare che l’anno scorso i rifugiati provenienti dal Sud Sudan che hanno attraversato l’Uganda erano più del numero che ha attraversato il Mediterraneo nello stesso periodo». E proprio in Uganda cercano rifugio molte delle persone in fuga.
Tra loro anche Sylvia, una mamma di 31 anni, fuggita dal conflitto quando ha visto una sua amica assassinata assieme a sua figlia di tre mesi da alcuni gruppi armati, a Yei, una città nel sud-ovest del Sud Sudan. «Lei stava ancora ancora allattando – riferisce -. Il più piccolo dei suoi figli aveva tre mesi e il più grande solo quattro anni». La donna riferisce anche di «scene terribili come quelle di bambini legati alla propria madre e gettati nel fiume. I soldati lo hanno fatto spesso». Nel Paese, spiega, i bambini non stavano più frequentando la scuola e «c’era fame ovunque. Sarebbero morti di qualche malattia».
Sylvia ha viaggiato da Yei con altre persone del suo villaggio. Hanno trascorso diversi giorni nascosti nella boscaglia. Durante il viaggio, ha trovato una bambina di due anni, distesa sul ciglio della strada affamata e disidratata. «Piangeva in un fosso – ricorda -. Era senza vestiti, malnutrita e disidratata. Quasi del tutto coperta dall’erba. Da madre mi sentivo così angosciata, ho dovuto prenderla con me».
Lo stesso ha fatto Joan, 35 anni, con Joy, una ragazza di 14 anni che ha percorso 80 chilometri a piedi, incinta di otto mesi. Joy ha descritto agli operatori di Save the Children la spaventosa situazione in Sud Sudan: «Quando i gruppi armati sono arrivati nel villaggio, hanno stuprato le ragazzine. Dieci uomini possono dormire con una sola donna, non è un problema se a causa delle violenze lei muore. All’inizio non uccidevano le donne, ora stanno uccidendo donne, bambini e anziani».
Oltre ai traumi, molti anche i casi di malnutrizione a cui assistono gli operatori dell’associazione. Come Flavia, che osserva: «A molti bambini si possono contare le costole solo guardandoli». Preoccupazione che riecheggia nelle parole di Pete Walsh, direttore di Save the Children in Sud Sudan. «Le testimonianze che sentiamo sono terrificanti. I bambini arrivano da soli, costretti ad abbandonare le loro case in cerca di sicurezza e protezione. Molti sono al limite della fame. La carestia è già stata dichiarata in tre zone del Paese e si diffonderà maggiormente se il mondo non aprirà gli occhi su questa catastrofe». Proprio per questo l’associazione sta lavorando in tutto il Sud Sudan e a sostegno dei rifugiati in Uganda. «Tutte le parti in conflitto – conclude Walsh – devono garantire che i civili siano protetti e gli operatori umanitari siano in grado di continuare fornire salvavita assistenza sanitaria e protezione soprattutto ai bambini».
Per informazioni e per sostenere gli interventi di Save the Children: https://www.savethechildren.it/emergenze/emergenza-fame.
15 marzo 2017

