Papa Leone: «Sempre più preoccupante e dolorosa la situazione a Gaza»

Prima udienza generale in piazza San Pietro per Prevost, a un mese esatto dalla morte dell’«amato Papa Francesco». Ripreso, nella riflessione, il filone delle parabole. In una società dove tutto è calendarizzato, Dio ci insegna che Lui «è pronto a “sprecare” per noi»

L’amore non va soppesato. In una società dove tutto è calendarizzato, Dio ci insegna che Lui «è pronto a “sprecare” per noi e che Gesù è disposto a morire per trasformare la nostra vita». È il cuore della catechesi di Papa Leone XIV durante la sua prima udienza generale in piazza San Pietro, svoltasi questa mattina, mercoledì 21 maggio, esattamente a un mese dalla morte dell’«amato Papa Francesco». Da Papa Leone anche un appello alla pace in Medio Oriente. «È sempre più preoccupante e dolorosa la situazione nella Striscia di Gaza – ha affermato -. Rinnovo il mio appello accorato a consentire l’ingresso di dignitosi aiuti umanitari e a porre fine alle ostilità il cui prezzo straziante è pagato dai bambini, dagli anziani e dalle persone malate».

Decine le bandiere sventolate al passaggio di Papa Leone in papamobile, prima dell’inizio dell’udienza svoltasi sotto un cielo plumbeo che minacciava pioggia. Applausi e grida “Viva il Papa” hanno accompagnato il giro della piazza. Nelle prime file, come da tradizione, gli sposi novelli. L’ultima udienza generale con Bergoglio si era tenuta in aula Paolo VI il 12 febbraio. In seguito al suo ricovero, fino al 16 aprile erano state diffuse le catechesi preparate da Bergoglio. Papa Prevost, nel solco del cammino catechetico avviato dal predecessore sul tema “Gesù Cristo nostra speranza”, ha continuato il ciclo dedicato alla vita di Cristo letta alla luce dei temi dell’Anno Santo, riprendendo il filone delle parabole, concentrandosi oggi su quella del seminatore, «una specie di introduzione a tutte le parabole». Una pagina raccontata nei tre Vangeli sinottici nella quale è possibile «riconoscere il modo di comunicare di Gesù, che ha tanto da insegnarci per l’annuncio del Vangelo oggi».

Ogni parabola, ha spiegato il pontefice, deve essere in grado di suscitare domande in chi ascolta, di provocare, di trasmettere un insegnamento. «La parabola del seminatore parla proprio della dinamica della Parola di Dio e degli effetti che essa produce – ha affermato -. Ogni parola del Vangelo è come un seme che viene gettato nel terreno della nostra vita». La parabola del seminatore porta in sé un importante messaggio di speranza, perché dice che il Padre semina in ogni momento della vita dei suoi figli. «A volte siamo più superficiali e distratti – ha proseguito Papa Leone -, a volte ci lasciamo prendere dall’entusiasmo, a volte siamo oppressi dalle preoccupazioni della vita, ma ci sono anche i momenti in cui siamo disponibili e accoglienti. Dio è fiducioso e spera che prima o poi il seme fiorisca. Egli ci ama così: non aspetta che diventiamo il terreno migliore, ci dona sempre generosamente la sua parola. Forse proprio vedendo che Lui si fida di noi, nascerà in noi il desiderio di essere un terreno migliore. Questa è la speranza, fondata sulla roccia della generosità e della misericordia di Dio».

Alla folla che lo ascoltava, Gesù, attraverso la parabola del seminatore, parlava di sé stesso, perché è Lui «la Parola, il seme. E il seme, per portare frutto, deve morire». La parabola, ha osservato Prevost, riporta alla mente il dipinto “Seminatore al tramonto” realizzato nel 1888 da Vincent van Gogh. In primo piano un contadino che semina in un campo e alle sue spalle il grano già maturo e il sole che tramonta. Un’immagine «di speranza», l’ha definita il Papa, perché «in un modo o nell’altro, il seme ha portato frutto. Non sappiamo bene come, ma è così». Il sole vuole forse ricordarci che «è Dio a muovere la storia, anche se talvolta ci sembra assente o distante. È il sole che scalda le zolle della terra e fa maturare il seme». Infine l’invito ad accogliere sempre la Parola del Signore. «Se ci accorgessimo di non essere un terreno fecondo, non scoraggiamoci – ha concluso il Papa -, ma chiediamo a Lui di lavorarci ancora per farci diventare un terreno migliore».