Pontemammolo, la preghiera dei migranti per le vittime del mare

La veglia nella baraccopoli. Di Tora: «Se Cristo tornasse sarebbe immigrato, scaricatore del porto di Marsiglia, un nero della 101° strada di Harlem»

Nella baraccopoli di via delle Messi d’Oro anche profughi dalla Sicilia. Il vescovo Di Tora: «Se Cristo tornasse oggi sarebbe un immigrato, uno scaricatore del porto di Marsiglia, un nero della 101° strada di Harlem»

Fiori e candele sotto una croce colorata. Il legno viene da lontano, dai barconi che dalle coste africane affrontano il canale di Sicilia per raggiungere l’Italia. Davanti a questo legno, Papa Francesco ha spezzato il pane celebrando la Messa all’isola di Lampedusa, nel luglio di due anni fa. Attorno a questa stessa croce, nel piazzale dell’Atac, accanto all’isola ecologia dell’Ama, mercoledì sera 29 aprile si sono radunati migranti eritrei e abitanti del quartiere di Ponte Mammolo, per pregare in memoria di quanti perdono la vita nei viaggi della speranza verso l’Europa e per tutti coloro che in questa traversata la rischiano. La veglia, presieduta dal vescovo del settore monsignor Guerino Di Tora e organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Caritas zonale della Tiburtina, dalle parrocchie della XII prefettura e dalle varie organizzazioni di Ponte Mammolo, si è svolta proprio davanti alla baraccopoli di via delle Messi d’Oro. Tra pareti di legno e tetti di fortuna, messi alla prova dalle piogge di inizio settimana, vivono normalmente una quarantina di migranti eritrei ed etiopi, ma nei giorni scorsi – complice l’arrivo della bella stagione che facilita le traversate in mare – gli ospiti sono aumentati.

La veglia ha voluto esprimere «non solo accoglienza ma comunione», come ha spiegato il presule nell’omelia, commentando il brano tratto dal Vangelo di Matteo. «Si deve “amare” non “armare” – ha proseguito -; ognuno di noi deve esprimere la responsabilità della propria esperienza cristiana di fronte agli altri. La condivisione è il senso vero della speranza. E per noi la speranza è Cristo». Il Vangelo appena letto, su un Cristo affamato, assettato, infreddolito e prigioniero che chiede cura e attenzione, si fa carne nei volti dei giovani eritrei migranti che con un fiore in mano partecipano alla veglia. «Il Vangelo – ha commentato ancora monsignor Di Tora – ci richiama a una nostra responsabilità. Ognuno di noi alla fine del suo tempo incontrerà il Signore che ci chiederà conto del fatto che ha avuto fame e non gli abbiamo dato da mangiare, che era forestiero e non l’abbiamo accolto. Il Signore è presente nell’Eucaristia e nella Parola, ma è presente soprattutto nel disagiato. Cristo si identifica con colui che è nel disagio. Noi immaginiamo l’incontro con il Signore in una forma splendente, ma Lui è nell’altro. Se Cristo tornasse oggi sarebbe un povero migrante, uno scaricatore del porto di Marsiglia, un nero della 101° strada di Harlem. Dobbiamo imparare a riconoscere Cristo in chi ci sta vicino».

A Ponte Mammolo si è subito messa in moto una rete di solidarietà. «Stiamo portando da mangiare a questa baraccopoli – spiega Gianna Iasilli, responsabile di zona di Sant’Egidio – dove da tanti anni vivono dei latinoamericani, rumeni, ucraini, russi e da qualche mese stanno arrivando i profughi dalla Sicilia, che di solito rimangono qui una settimana e poi si dirigono verso il nord Europa. C’è ricambio continuo. Ne vanno via cento e ne arrivano altri ottanta. Ora sono circa duecento. Ci sono donne incinte e anche bambini». Le parrocchie della prefettura non sono si tirate indietro. «Da una decina di giorni – riferisce don Marco Fibbi, parroco della vicina San Romano Martire al Tiburtino -, all’indomani del grande naufragio nel canale di Sicilia, lo scorso 18 aprile, ci è stato detto che a Ponte Mammolo e al Collatino c’era un’emergenza umanitaria. Centinaia di persone che rimanevano senza mangiare. Le parrocchie della zona si sono unite a una rete di associazioni che fanno già servizio presso la Stazione Tiburtina tutti i giorni. Qui a Ponte Mammolo ora ci sono circa duecento persone: una quarantina di eritrei che viveva già nella baraccopoli sta dando ospitalità ai loro connazionali. Si tratta di migranti in transito che passano in qualche modo per Roma per dirigersi altrove. Hanno tutti dai 18 ai 35 anni». Hanno bisogno di tutto. Di cibo, vestiti, ma anche di assistenza sanitaria. Dalla scorsa estate, la Croce Rossa fa servizio qui due volte a settimana, martedì e venerdì. Con l’arrivo della nuova ondata di migranti, le solite 10-15 visite giornaliere hanno raggiunto il centinaio.

30 aprile 2015