Regno Unito, non passa la mozione di sfiducia contro May

Il governo mantiene la maggioranza per 19 voti ma deve presentare a Bruxelles un piano alternativo per l’attuazione della Brexit, che convinca sia Westminster che i 27 Paesi Ue

Theresa May ha vinto. Nella giornata di ieri, 16 gennaio, la Camera dei Comuni ha respinto  la mozione di sfiducia presentata dal leader dell’opposizione laburista Jeremy Corbyn – che puntava a provocare elezioni generali – con 325 voti contro 306. 19 voti di scarto, che bastano alla premier per mantenere la maggioranza, nonostante la sconfitta pesante di martedì 15 sull’accordo sulla Brexit (432 voti contro 202). Per la premier hanno votato questa volta, oltre ai deputati conservatori, anche i dieci nordirlandesi del partito Dup.

«Non prendo con leggerezza questa fiducia che il parlamento mi ha espresso – il commento di May – e proseguo nel mio lavoro per garantire sicurezza e prosperità, un Paese unito». E per confermare «il risultato del referendum del 2016 a favore di Brexit». La premier ha anche annunciato che comincerà subito trattative con i parlamentari di tutti i partiti per trovare una maggioranza attorno a una soluzione che superi la battuta di arresto di ieri sera, mettendo a fuoco una linea comune con l’obiettivo di «attuare la Brexit». E ha aperto anche a un incontro faccia a faccia con Jeremy Corbyn, che alla vigilia del voto aveva usato parole molto forti, definendo l’amministrazione May «un governo di zombie». Il leader laburista si era comunque impegnato a non proporre ulteriori mozioni di sfiducia, in caso di fallimento.

Il parlamento, ha detto la premier, «ha confermato la fiducia nel governo»; ora bisogna attuare la Brexit perché «il Paese continui ad aver fiducia nel Parlamento». E la Brexit ormai è dietro l’angolo: la data fissata è il 29 marzo. Si attende – il limite è lunedì 21 gennaio – una strategia nuova da parte di May, che convinca sia Westminster che i 27 Paesi dell’Unione europea.

17 gennaio 2019