Rifugiati, Grandi (Unhcr): «La Libia non è un porto sicuro. Non vanno penalizzate le ong»

L’Alto Commissario Onu per i rifugiati in visita in Italia. «Se si salva per ributtare le persone in un circolo di abuso tortura e, a volte, morte, non è un salvataggio»

«I salvataggi sono salvataggi, anche se a compierli è la Guardia costiera libica. Se una persona è in pericolo e viene recuperata, possiamo considerarla salvata. Il problema si pone quando si salva per ributtare le persone in un circolo di abuso, detenzione, tortura e, a volte, morte. Ecco questo allora non è un salvataggio. Ci siamo sempre opposti ai risbarchi in Libia: siamo convinti che non offrano porti sicuri». Lo ha sottolineato l’Alto Commissario per i rifugiati Filippo Grandi, durante la conferenza stampa di venerdì 16 aprile a Roma, in occasione della sua visita in Italia. Secondo Grandi è oggi opportuno «adoperarsi perché il ciclo di abusi, detenzione e morte in Libia venga spezzato. È un compito titanico – dice – anche se i progressi sui centri di detenzione ufficiali ci sono, il problema sono i centri informali senza controllo».
L’Alto commissario dell’Unhcr ha espresso anche un «cauto ottimismo» sul nuovo corso politico libico: «Le aspettative sono più positive e aprono uno spazio di tregua che è essenziale per aiutare la Libia ad arrivare alle elezioni nel modo più costruttivo e pacifico. Saluto con favore l’impegno italiano che si è tradotto con la visita a Tripoli del presidente Draghi».

Grandi ha ricordato che nei centri di detenzione ci sono circa 4mila migranti detenuti: «Bisogna operare perché vengano chiusi . Da anni ci battiamo perché la detenzione di migranti e rifugiati venga eliminata. Da un punto di vista legale non ha alcun fondamento». L’auspicio è che riprendano in fretta anche le evacuazioni dalla Libia, sia in forma diretta verso l’Italia che indiretta verso altri paesi africani come Niger e Rwanda. Trasferimenti, ricorda il responsabile Unhcr, «ridotti durante la pandemia». Auspicata anche la ripresa dei «corridoi umanitari gestiti da Sant’Egidio, Fcei e Tavola valdese. Dobbiamo lavorare affinché quelle persone non diventino vittime di trafficanti e criminali». In questo senso l’Alto commissario si è detto poi preoccupato per la scarcerazione di Abdurhaman al-Milad, detto Bija. «Non entro nel merito della decisione della magistratura libica, credo però sia importante che la nuova amministrazione di Tripoli dia segnali più forti e seri sulla sua volontà di agire per bloccare la criminalità organizzata in Libia, in quanto è la principale responsabile di abusi e sfruttamento di migranti e rifugiati».

Grandi ha poi ringraziato il governo e le istituzioni italiane perché «nonostante la crisi sanitaria e una pressione migratoria cresciuta negli ultimi tempi, sia ai confini marittimi che terrestri, hanno mantenuto l’accesso al territorio italiano per i rifugiati e un’accoglienza dall’approccio umano e responsabile». Per quanto riguarda gli arrivi via mare e la questione delle ong che si occupano di search and rescue nel Mediterraneo centrale, ha ricordato che «i salvataggi in mare restano cruciali e vitali e dovrebbero far parte di uno sforzo collettivo dell’Unione europea». Sono invece lasciati all’azione della Guardia costiera italiana e delle ong che «riempiono un vuoto importantissimo. Sono completamente in disaccordo con il tentativo di penalizzare le ong, che fanno un lavoro vitale. Sento dire ancora che i salvataggi in mare aumenterebbero le traversate ma non c’è alcuna correlazione statistica».

Oltre alle autorità, Grandi ha incontrato in questi giorni anche le organizzazioni di rifugiati,  «che oggi in Italia sono una realtà importante e positiva», e ha fatto visita al Centro Astalli. Con il presidente del Consiglio Draghi e il ministro degli Esteri Di Maio ha inoltre discusso della situazione in Tigrai per i legami storici tra l’Etiopia e l’Italia. Da ultimo, si è recato in visita presso la Santa Sede e ha avuto un colloquio con Papa Francesco. (Eleonora Camilli)

19 aprile 2021