Roma, il clan Spada è associazione mafiosa

La sentenza della terza Corte d’assise, con 3 ergastoli e 14 condanne. Libera: «Non abbassare la guardia». Il sindaco Raggi: «Ora ridare fiducia agli onesti»

Con tre ergastoli e 14 condanne per associazione mafiosa i giudici della terza Corte d’assise hanno sancito finalmente che il clan Spada è mafia. Anzi, era, dato che la sentenza emessa ieri, 24 settembre, decima in maniera significativa l’organizzazione. Gli ergastoli vanno a quelli che per la Procura di Roma sono i capi indiscussi del sodalizio: Carmine Spada, detto Romoletto, Roberto Spada, già condannato per la vicenda della testata al giornalista Rai Daniele Piervincenzi, e Ottavio Spada, detto Marco. Tutti e tre perdono anche la potestà genitoriale.

In totale i giudici, dopo oltre 10 ore di camera di consiglio, hanno disposto condanne per complessivi 147 anni di carcere e assolto 7 imputati. I reati contestati vanno dall’associazione di stampo mafioso, all’omicidio, all’estorsione all’usura. Condannati a 16 anni Vittorio “Maciste” Spada e a nove anni Vittorio “Manolo” Spada mentre pene pesanti dovranno scontare complici e favoreggiatori, alcuni dei quali vengono condannati a dodici anni di carcere. Arriva insomma una lettura definitiva del fenomeno della criminalità organizzata sul litorale romano: si parla di una mafia autoctona, caratterizzata da potere intimidatorio, armi, capacità estorsive e violenza, ricostruendone l’organigramma del potere.

Nell’attesa della sentenza l’aula bunker si era riempita di cittadini di Ostia. Con loro anche il sindaco Virginia Raggi, soddisfatta per la sentenza. «Istituzioni e cittadini onesti – le parole della prima cittadina della Capitale – se uniti vincono sempre». Per Raggi, «questa sentenza riconosce che sul litorale di Roma c’è la mafia. Si può parlare di mafia a Roma. Ringrazio magistratura e forze dell’ordine e soprattutto quei cittadini che denunciano la criminalità – ha commentato -. Io sono qui per stare accanto a quei cittadini. Restituire fiducia ai cittadini onesti che per troppo tempo hanno avuto paura». Anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha twittato: «Sentenza #Spada, vince lo Stato, perde la mafia. Vincono i cittadini! #Ostia».
In aula anche il presidente della Federazione nazionale della stampa italiana Giuseppe Giulietti e Giampiero Cioffredi, presidente dell’Osservatorio sulla legalità della Regione Lazio.

La pronuncia della Corte di Assise di Roma con cui gli esponenti del clan Spada di Ostia sono stati condannati per associazione mafiosa, si legge in una nota diffusa da Libera, «delinea i connotati delle nuove mafie autoctone. Ancora una volta si certifica la natura mafiosa dei clan che si sono spartiti i traffici illeciti e che per anni hanno condizionatola vita economica e democratica del litorale romano, arrivando sin dentro il cuore della città». Per l’associazione, «la sentenza conferma le solide ragioni che, nelle aule di giustizia e sul territorio, ispirano da anni l’impegno di Libera che si è sempre battuta, con la massima determinazione, per respingere ogni strumentale minimizzazione delle presenze mafiose nelle realtà del centro-nord». Nello stesso tempo però dall’organizzazione arriva l’invito urgente a «non dimenticare che le mafie hanno una forte capacità di rigenerarsi, per questo è importante non abbassare la guardia. Oltre ai magistrati – avvertono -, il lavoro più importante di attenzione devono farlo tutti i giorni le istituzioni, la politica, le associazioni e cittadini».

25 settembre 2019