Santa Maria della Pace, restituito il presbiterio

Conclusi i restauri che hanno interessato soprattutto la parte inferiore. Il vescovo Zuppi: «È un servizio pastorale: questa bellezza nasce dalla fede»

Conclusi i restauri che hanno interessato soprattutto la parte inferiore. Il vescovo Zuppi: «È un servizio pastorale: questa bellezza nasce dalla fede»

«Dietro ogni tela c’è una catechesi: non possiamo non assumerci l’impegno di far parlare l’arte, che è nostro dovere conservare e mostrare. Specialmente in un luogo, questo, che spero diventi ospitale per i cercatori di pace». Il vescovo Matteo Zuppi, ausiliare per il Settore centro, così è intervenuto nel pomeriggio di ieri, 18 giugno, nella chiesa di Santa Maria della Pace. Alle sue spalle, il presbiterio appena restaurato, pronto per essere riconsegnato a Roma e ai suoi cittadini. «La conservazione della bellezza – le parole del presule – non è un fatto accessorio, dovrebbe essere automatico per chi cura il centro storico. Spesso qui arrivano sacerdoti provenienti dalle periferie, magari abituati a fare centinaia di cresime e comunioni. Restituire la bellezza vale quanto cento cresime: il servizio non è solo estetico ma pastorale, dal momento che questa bellezza nasce dalla fede e non si può capire senza leggere il messaggio che c’è dietro».

Iniziato poco dopo Natale e condotto dalla cooperativa C.B.C. Conservazione Beni Culturali, il restauro della Cappella voluta dal notaio Gaspare Vivaldi nel 1611 per assicurare alla sua famiglia una cripta sepolcrale ai piedi dell’altare ha interessato soprattutto la parte inferiore del presbiterio. «Tutta “colpa” della finestra che illumina l’altare», spiega la restauratrice Carla Bertorello, che fa filtrare un fascio di luce in alcuni momenti della giornata, nonostante la chiesa sia abbracciata dai palazzi circostanti, e «del fatto che in questa zona di Roma vi sono falde acquifere a soli cinque metri dal livello del calpestio, quindi l’umidità riaffiora in un attimo». L’ultimo restauro, in effetti, non è stato troppo tempo fa: «Erano gli anni ’80, gli interventi di natura statica non hanno presentato problemi, mentre i dipinti erano stati puliti con molta prudenza. Avevamo un’ottima documentazione del precedente intervento, e una delle restauratrici dell’epoca è anche venuta a trovarci al cantiere».

Un excursus delle opere restaurate, per un costo complessivo di 70mila euro, è stato fatto da Daniela Porro, direttrice del Segretariato regionale del ministero per i Beni culturali: «Questo intervento restituisce corretta leggibilità ad un presbiterio dove campeggiano le statue raffiguranti la Giustizia e la Pace, la parte secentesca con gli stemmi e le tele con l’Annunciazione e la Natività del Passignano», rispettivamente a sinistra e a destra, guardando l’altare disegnato da Carlo Maderno nel 1614 .

Al centro, una Madonna col Bambino risalente al ‘400, quando Sisto IV sciolse il voto legato alla congiura dei Pazzi: se quest’ultima non avesse portato alla guerra, avrebbe fatto costruire, in quel luogo dove un tempo l’immagine della Vergine aveva sanguinato e già c’era una chiesa, un grande edificio sacro dedicato alla Madonna. Andò così, e nella seconda metà del ‘600 la chiesa, una quinta barocca tra le vie alle spalle di piazza Navona, acquisì l’attuale aspetto teatrale grazie al restauro di Pietro da Cortona voluto da Papa Alessandro VII. Al suo interno, la chiesa ospita un arco con “Sibille e angeli” di Raffaello, affreschi di Baldassarre Peruzzi, Rosso Fiorentino e Orazio Gentileschi. L’organo, durante il rifacimento del 1655, venne ridisegnato dal Bernini e il chiostro del Bramante, annesso alla chiesa, rappresenta un capolavoro nell’intero panorama rinascimentale cinquecentesco non solo romano.

«Nella calotta dell’altare Dio Padre che manda un arcangelo a fare l’annuncio a Maria e, nella volta, l’Assunzione della Vergine, confermano – sottolinea Lucia Calzona della Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Roma – che si tratta di una delle chiese mariane più importanti. Nel corso dell’800 divenne anche sede della Sapienza e perse via via il rapporto con il resto della città. Ma adesso – ha concluso – vogliamo che torni a splendere come cuore frizzante di questa zona».

19 giugno 2015