Semeraro: la riforma della Curia e il volto della Chiesa missionaria

La prolusione del segretario del Consiglio dei cardinali all’inaugurazione dell’anno accademico della Lateranense. Il messaggio di Francesco per il nuovo corso di laurea in Scienze della pace. «Promuovere lo sviluppo integrale di popoli e Paesi»

La riforma della Curia romana è un processo «delicato» che va ben oltre le trasformazioni strutturali o l’emanazione di nuove leggi e normative; riguarda il volto della Chiesa missionaria di cui Papa Francesco parla già nell’esortazione apostolica “Evangelii gaudium”. Una riforma che non vuole «stravolgere» le tradizioni ma conservarle e accompagnarle a una sorta di «manutenzione». Nella sua  lectio magistralis sulla bozza della nuova costituzione apostolica della curia romana, il cui titolo provvisorio è “Praedicate evangelium” (Predicate il Vangelo), il vescovo di Albano Marcello Semeraro, segretario del Consiglio dei cardinali (C9) ha fatto il punto sullo stato attuale della proposta fortemente voluta da Bergoglio. Il documento sostituirà la vigente Pastor bonus del 1988. Secondo il vescovo dovrebbe essere approvato nel 2019 al termine di un nuovo giro di consultazioni che inizierà a breve.

Il prelato ha tenuto la prolusione in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia Università Lateranense svoltasi questa mattina, lunedì 12 novembre, nell’aula magna dell’ateneo, nella quale è stato presentato anche il nuovo percorso formativo in Scienze della Pace. È stato istituito per volontà del Papa, il quale in un messaggio letto dal Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato Edgar Peña Parra mette in evidenza che il desiderio di pace nel mondo presuppone «uno sforzo educativo all’ascolto e alla comprensione ma anche alla conoscenza e allo studio del patrimonio di valori, delle nozioni e degli strumenti capaci di abbattere tendenze all’isolamento, alla chiusura e a logiche di potenza che sono portatrici di violenza e distruzioni». Il mondo universitario, scrive Bergoglio, ha un ruolo predominante nell’azione che la Chiesa conduce «per superare i conflitti con i mezzi pacifici e la mediazione, la promozione e il rispetto dei diritti umani fondamentali, lo sviluppo integrale di popoli e Paesi». I 1.416 studenti e i 146 docenti dell’università, che vanta 4 facoltà e due istituti, devono sentirsi chiamati ad evangelizzare senza temere «di rischiare e di sognare la pace per tutte le persone e tutte le nazioni». Il nuovo ciclo di studi conferirà i gradi accademici di baccellierato e di licenza a conclusione, rispettivamente, di un primo ciclo triennale e di un biennio di specializzazione.

Per quel che riguarda la nuova costituzione apostolica, composta da 25 punti, Semeraro ha ricordato che è già stata consegnata al Papa. Francesco comunicò l’avvio di una riforma della Curia Romana il 13 aprile 2013 in concomitanza con l’annuncio della costituzione di un Consiglio di Cardinali per affiancarlo nel governo della Chiesa universale. Il documento è destinato a una revisione stilistica e una rilettura canonistica. Per Semeraro, per comprendere il testo «è indispensabile» tenere ben presente Evangelii gaudium, pubblicata nella fase iniziale dei lavori del C9. Per spiegare la trasformazione missionaria della pastorale il vescovo ha citato le parole pronunciate da Bergoglio il 28 luglio 2013 durante il viaggio a Rio de Janeiro per la 28° Giornata mondiale della gioventù. «Il Papa aveva distinto due dimensioni della missione – ha affermato Semeraro -: una programmatica e l’altra paradigmatica».

Tra i dodici principi-guida della proposta di riforma richiamati da Francesco, il vescovo si è soffermato sul principio della sussidiarietà, della decentralizzazione, della gradualità che come ha spiegato il Papa «è il frutto dell’indispensabile discernimento che implica processo storico, scansione di tempi e di tappe, verifica, correzioni, sperimentazione, approvazioni ad experimentum». Il vescovo di Albano non ha escluso che questo criterio «importante per conservare alla Curia romana il suo carattere di “servizio” rimanga pure a promulgazione avvenuta». Il principio della tradizione si è rivelato fondamentale per il lavoro del C9. «È proprio secondo questo principio che sarebbe fuorviante pensare a una riforma che stravolga l’intero impianto curiale – ha rimarcato Semeraro – Nella Curia infatti ci sono dicasteri che riguardano azioni fondamentali dell’agire ecclesiale, quali l’annuncio del Vangelo, la tutela della fede e la custodia dei costumi, la vita liturgica, il servizio della communio e della carità. Altri dicasteri riguardano poi le persone e gli stati di vita nella Chiesa. Tutto ciò deve necessariamente essere conservato anche se, come per ogni struttura di servizio, ha sempre bisogno di una permanente sorta di “manutenzione”».

Nella foto, il rettore della Pontificia Università Lateranense Vincenzo Buonomo

Parlando del principio dell’innovazione, il vescovo ha ricordato il dicastero per la comunicazione istituito da Bergoglio nel 2015 e la scelta di farlo guidare da un laico, Paolo Ruffini. Scelta “innovativa” anche quella di nominare un laico, Vincenzo Buonomo, rettore della Lateranense. Per illustrare il “processo” di riforma il vescovo ha ripreso il discorso pronunciato da Francesco il 22 dicembre 2016 in occasione degli auguri natalizi alla Curia Romana. Il Papa metteva in risalto che la riforma «è un delicato processo» che tra l’altro deve essere vissuto «con fedeltà all’essenziale, continuo discernimento, evangelico coraggio, ecclesiale saggezza, attento ascolto, tenace azione, profonda umiltà, determinata volontà, vivace vitalità». Per Bergoglio la riforma è quindi «ben più di un qualunque mutamento strutturale – ha concluso Semeraro -; si tratta, invece, di ciò che è necessario perché nel fluire del tempo e nel cambiamento delle situazioni la Chiesa conservi la sua “sacramentalità”, ossia la sua trasparenza nei riguardi di Dio che la fa esistere e in essa dimora.  E questo vale anche per la Curia. Ciò che si chiama “riforma” è intimamente connesso al volto di Chiesa in uscita missionaria, come si legge in Evangelii gaudium».

Ad aprire il 246° anno accademico della lateranense il cardinale vicario Angelo De Donatis, gran cancelliere dell’ateneo. Il porporato ha evidenziato che il lavoro del C9 interesserà anche l’università perché la riforma «delinea una ristrutturazione degli organismi della Santa Sede», tra cui l’ateneo, e riguarderà anche gli studi giuridici. Ma la «destinazione ultima» dell’organizzazione e del lavoro della Curia è l’evangelizzazione, processo al quale l’università potrà dare il suo contributo quando la costituzione sarà promulgata. Il cardinale ha invitato studenti e accademici a fare proprio il cammino della Chiesa di Roma appellandosi «all’intelligenza della fede», per essere «cooperatori della Verità nella carità». Questo è un lavoro al quale «ognuno è invitato: nessuno pensi che riguardi soltanto gli altri. Una comunità cristiana come questa università aspira a essere può trovare in un cammino di guarigione del genere un’occasione insperata per fare esperienza della presenza e della misericordia del Signore».

Il rettore ha infine rimarcato che il ruolo dell’ateneo è quello di «partecipare al dibattito della cultura del ventesimo secolo per dare risposte». Ha invitato personale e studenti a non cedere alla «tentazione del lateranocentrismo per concretizzare l’invito di Papa Francesco a essere in uscita per far sperimentare a diversi popoli il dono di Dio secondo la propria cultura». Gli impegni futuri e i criteri essenziali sui quali l’università deve insistere richiamano alla «sobrietà e alla trasparenza. Dobbiamo cercare di compiere il nostro dovere sempre al meglio».

12 novembre 2018