Siria, 10 anni di guerra e aspettative deluse. Unhcr: «Imprescindibile offrire solidarietà»

L’appello dell’Alto Commissario Filippo Grandi. 5.5 milioni i rifugiati siriani in oltre 130 Paesi del mondo; il 70% di loro vive in condizioni di totale povertà

Oggi, 15 marzo, ricorrono i 10 anni dall’inizio della crisi umanitaria in Siria, un’emergenza che ha messo in ginocchio la popolazione e che oggi si è ulteriormente aggravata a causa della pandemia di Covid-19. Sono 5.5 milioni i rifugiati siriani in oltre 130 Paesi del mondo; il 70% di loro vive in condizioni di totale povertà, senza accesso al cibo, all’acqua e ai servizi basilari per la sopravvivenza. I soggetti più vulnerabili sono bambini e i ragazzi; il 45% dei rifugiati ha meno di 18 anni, 1.6 milioni di bambini rifugiati hanno meno di 10 anni, fra questi 1 milione è nato in esilio; un’intera generazione segnata che, oltre a soffrire la fame e il freddo, si vede spesso negato anche il diritto all’istruzione. «In Siria, dieci anni di crisi hanno provocato una condizione di sofferenza umana immane. La comunità internazionale ha deluso i siriani – sottolinea Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati -. Ho il cuore pesante nei giorni di questa tragica ricorrenza. Essa costituisce per i leader mondiali un monito severo e un forte richiamo del fatto che questo decennio di morti, distruzioni e migrazioni forzate si è compiuto sotto i loro occhi».

All’interno dei confini siriani, i bisogni umanitari restano enormi: 6.7 milioni gli sfollati interni, metà dei quali sono lontani dalle loro case da più di 5 anni; oltre 13 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria e protezione; 12,4 milioni di persone soffrono la mancanza di cibo, il 60% dell’intera popolazione; 5.9 milioni di persone vivono in condizioni di emergenza abitativa. Drammatica anche la situazione sanitaria: soltanto il 58% degli ospedali e il 53% dei centri medici che svolgono servizi di base sono pienamente funzionanti.

Unhcr ribadisce la necessità di non dimenticare questa drammatica emergenza e rilancia l’urgenza di raccogliere fondi per i suoi interventi a sostegno dei rifugiati e degli sfollati siriani. Nel 2020, sono stati sostenuti dall’Agenzia Onu quasi 800mila rifugiati siriani in più attraverso l’assistenza economica diretta, per far fronte ai loro bisogni essenziali, ricordano, ma serve un’azione urgente e decisiva, perché nel 2020 solo il 53% dei bisogni sono stati soddisfatti. «Dopo dieci anni, metà della popolazione siriana è stata costretta a fuggire dalle proprie case. Più di 5,5 milioni di persone sono rifugiate nella regione, mentre altre centinaia di migliaia di persone sono fuggite in 130 Paesi. Altri 6,7 milioni di siriani sono rimasti sfollati all’interno del proprio Paese. In dieci anni, quasi nessuna città o villaggio è stata risparmiata dalla violenza, e la sofferenza umana e le privazioni vissute da chi è  rimasto in Siria sono insostenibili – sottolinea Grandi -. Il calo degli aiuti, unito alla recessione economica provocata dalla pandemia di Covid-19 hanno spinto i rifugiati siriani a livelli di disperazione senza precedenti. In Libano, nove siriani su dieci vivono in estrema povertà. A ciò si aggiunge che a causa della perdita dei mezzi di sostentamento, dell’aumento della disoccupazione e del Covid-19 anche milioni di giordani, libanesi, turchi e iracheni delle comunità ospitanti vivono oggi sotto la soglia di povertà».

D’altra parte, «siamo stati testimoni della straordinaria generosità che ha permesso di salvare milioni di vite siriane. I paesi confinanti con la Siria hanno ospitato milioni di rifugiati siriani, assumendosi grandi responsabilità. Le loro economie, le risorse già scarse, le infrastrutture e le comunità sono sottoposte a una fortissima pressione – aggiunge il Commissario Unhcr -. Fuori dalla regione, un’ondata di solidarietà con i rifugiati siriani ha portato molti governi a cambiare politiche e ad intraprendere azioni concrete di aiuto sia per i siriani sia per i Paesi ospitanti, attraverso strumenti come il reinsediamento, le riunificazioni familiari, i visti umanitari, le borse di studio e altri percorsi sicuri e regolari. La gravità di questa crisi non deve indebolire la nostra solidarietà verso i siriani. Al contrario, dobbiamo raddoppiare gli sforzi collettivi per sostenere sia i rifugiati che le comunità che li ospitano».

15 marzo 2021