Siria, patriarca maronita: «Comunità internazionale abbandoni commercio delle armi»

Dal cardinale Béchara Boutrous Rai l’invito a «sedersi intorno a un tavolo» e dialogare. La Comunità di Sant’Egidio rilancia “Save Aleppo”

Dal cardinale Béchara Boutrous Rai l’invito a «sedersi intorno a un tavolo» e dialogare. La Comunità di Sant’Egidio intanto rilancia “Save Aleppo”

«La comunità internazionale deve smettere di alimentare la guerra e abbandonare il commercio delle armi». Non usa mezzi termini il cardinale Béchara Boutrous Rai, raccontando all’associazione Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) la situazione del Libano, che ospita al momento 1,5 milioni di rifugiati siriani, a fronte di una popolazione locale di appena 4 milioni. Per il patriarca dei Maroniti, «i leader politici devono mettere da parte l’orgoglio», dietro cui si celano «interessi economici, specie quelli legati al petrolio», e «sedersi attorno a un tavolo per trovare finalmente una soluzione».

Ancora, il porporato sottolinea «la responsabilità delle nazioni arabe e occidentali nella creazione di gruppi jihadisti quali al-Qaeda, al-Nusra e Isis. La nascita di queste fazioni – denuncia – è stata finanziata per servire gli interessi politici ed economici di diversi Stati. Non si può certo credere che questi gruppi siano semplicemente piombati dal cielo. Ed ora sono divenuti un’arma rivolta contro il mondo intero». Imprescindibile dunque, per il patriaraca, anzitutto «un dialogo tra il governo siriano e l’opposizione».

Un ulteriore richiamo a una forte mobilitazione della comunità internazionale arriva anche dalla Comunità di Sant’Egidio, che rilancia l’appello “Save Aleppo” del fondatore Andrea Riccardi per giungere a una tregua e aprire un corridoio umanitario per la città. «Occorre che cresca il numero di chi non vuole accettare che un’intera popolazione venga abbandonata a se stessa – si legge in una nota -. Perché siamo davanti ad una guerra devastante, che dura ormai da più di 3 anni, di fronte alla quale la parola più adatta è vergogna». Quella della comunità internazionale che «non è riuscita a fare ciò che era possibile per fermare il massacro e di un’opinione pubblica europea e occidentale troppo distratta per potersi preoccupare di migliaia di morti e migliaia di sfollati». I dati-choc di Amnesty International sui civili uccisi dalle bombe ad Aleppo «fanno paura e ricordano che nel mirino del terrore ci sono chiese, moschee, mercati, ospedali e scuole, cioè i luoghi che rappresentano la vita di una città».

7 maggio 2015