Spin Time Labs, parla sorella Adriana: «Salvini venga qui»

La consacrata laica, dal 2014 nello stabile occupato, si rivolge direttamente al vicepremier: «Scoprirebbe che le occupazioni non sono tutte uguali». Lojudice: «Nel palazzo persone in grave difficoltà»

Seppure con la preoccupazione per il futuro, la vita ha ripreso a scorrere normalmente in via di Santa Croce Gerusalemme. Alle 8 del mattino dal portone al civico 59 dello Spin Time Labs è un continuo viavai di mamme che accompagnano i figli a scuola. All’ingresso c’è il picchetto di sicurezza. «Abbiamo sempre organizzato i turni per controllare chi entra e chi esce dal palazzo, non solo ora che la nostra condizione è nota a tutti», spiegano gli occupanti. Nell’immobile di 16mila metri quadrati, già sede dell’Inpdap, vivono 180 famiglie, 500 persone circa, tra le quali 98 minori. Gli italiani sono il 30%. Occupano sette piani dello stabile. Il piano terra e i due piani interrati sono destinati ad attività socio-culturali.

La prima cosa che indicano è il tombino nel quale sabato 11 maggio si è calato l’elemosiniere pontificio Konrad Krajewski per riattivare la corrente elettrica staccata il 6 maggio per morosità. «Ha compiuto un gesto coraggioso dettato dall’umanità – afferma Fabrizio, di Action, l’organizzazione no profit che dal 12 ottobre 2013 occupa lo stabile a scopo abitativo –. Il cardinale viene ogni settimana a portare generi alimentari, giochi e pannolini per i bambini e si è reso conto che la situazione era diventata insostenibile». Nello stabile, dall’elettricità dipendono l’erogazione dell’acqua e il funzionamento della pompa per le fognature.

L’iniziativa del cardinale ha suscitato tante reazioni ma gli occupanti hanno riscontrato la solidarietà di un intero quartiere. «Quando eravamo senza luce, acqua e gas molti ci hanno offerto ospitalità per fare una doccia, per conservare gli alimenti in frigorifero o fare una lavatrice – raccontano -. C’è chi ci viene contro ma c’è anche chi vuole conoscere le nostre storie». Chi sono gli occupanti di Spin Time? Uomini e donne come tanti che hanno perso il lavoro o che non hanno il denaro necessario per pagare un affitto. Persone che non vogliono «sfruttare la situazione ma che vivono lì per disperazione». La risposta arriva all’unisono da monsignor Paolo Lojudice, appena nominato arcivescovo di Siena, da monsignor Gino Amicarelli, parroco di Santa Croce in Gerusalemme, e da sorella Adriana Domenici, laica consacrata che è accanto a queste famiglie dal 2014.

Lojudice fu accompagnato nel palazzo da monsignor Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, all’epoca ausiliare per il settore Centro di Roma. «Quando si parla di occupazioni si pensa subito a mondi arcani, sconosciuti e pericolosi – dice il presule, finora vescovo ausiliare per il settore Sud -. Nel palazzo vivono persone che si trovano in grave difficoltà economica, famiglie che non riescono a sbarcare il lunario come migliaia di italiani. È fuori dubbio che la situazione sia illegale ma non è più ingiusto tenere famiglie per strada piuttosto che in quelle condizioni?». La vita nello stabile non è semplice. «Non abbiamo un minimo di privacy», spiega Walter. Su ogni piano ci sono due cucine in comune, alle estremità dei lunghi corridoi, e quattro bagni, due per uomini e due per donne, che vengono utilizzati in media da 60 persone. «Gli adulti si autotassano di 10 euro al mese – aggiunge Fabrizio -. Il denaro viene utilizzato per lavori di ristrutturazione o per la pulizia degli spazi comuni. Abbiamo presentato un progetto per rigenerare il palazzo ma non abbiamo mai avuto risposte».

In merito all’intervento del cardinale Krajewski, Lojudice rimarca che «ha dato una spallata forte al sistema. Secondo il Vangelo la persona viene prima della legge. Inutile dire se ha fatto bene o male, ha lanciato un messaggio a istituzioni, governo e amministrazione, che devono intervenire». Gli fa eco don Gino, il quale sottolinea che è vero «che non si ruba l’energia elettrica ma se non si fosse intervenuti subito, le conseguenze sarebbero state gravissime. Persone con gravi problemi di salute utilizzano macchinari che funzionano solo con la corrente elettrica. Una donna ha avuto una grave crisi respiratoria». Il sacerdote prova a immedesimarsi e a cercare di capire cosa significhi vivere sei giorni senza luce, acqua, gas. «Per rispettare la legge si perde il senso dell’umanità – dice -. Nell’immobile vivono bambini piccoli che accogliamo in oratorio; non è umano farli vivere così». Tra gli occupanti, persone che avevano acquistato una casa ma un’improvvisa disoccupazione non ha permesso loro di pagare il mutuo, uomini come Walter e Antonio, messi in ginocchio dalla crisi. Il primo desidera garantire un futuro migliore alle figlie ed è addolorato perché sono in ansia per la sua situazione; Antonio ha paura soprattutto per le famiglie che vivono nello stabile. «Io sono invalido a causa di due infarti e chiedo che mi venga assegnato un alloggio – dice -. Ma sono anche molto preoccupato per i tanti bambini che vivono qui».

Don Gino conosce tutti nel palazzo e ricorda una donna egiziana che lo invitava a pranzo quando andava a benedire le case. «Anche i musulmani mi hanno accolto spontaneamente». Sorella Adriana, con l’approvazione della parrocchia, ha avviato corsi di catechismo per battesimi, comunioni, cresime e matrimoni, laboratori di sartoria, di tecniche artistiche e corsi di iconografia greco-ortodossa. «Stando con loro tutti questi anni mi sono arricchita – dichiara -: hanno una grande forza e fede autentica. Ci capita anche di pregare insieme, i cristiani con la Bibbia e i musulmani con il Corano. Staccare la luce a centinaia di persone non è legalità, è violenza. Salvini venga qui: scoprirebbe che le occupazioni non sono tutte uguali. Ci sono persone malate; per gli adolescenti è stato traumatico non avere la possibilità di lavarsi: si vergognavano ad andare a scuola. Dall’esterno è facile giudicare».

17 maggio 2019