Truppe russe nel Donbass. Ue: «Pronti a sanzioni più ampie»

I ministri degli Esteri dell’Unione, riuniti in un consiglio informale a Parigi, intendono adottare le prime misure contro la Russia. «Pronti a rispondere a ogni provocazione»

«Mantenere il dialogo diplomatico ma anche reagire in modo rapido e forte». L’Unione europea è unita e determinata a rispondere fermamente all’ingresso delle truppe russe in Ucraina. Per questo i ministri degli Esteri dell’Ue, riuniti ieri, 22 febbraio, in un consiglio informale a Parigi, intendono adottare le prime sanzioni contro la Russia. «L’Unione preferisce il dialogo e la via diplomatica per risolvere la situazione in Ucraina ma siamo anche pronti a rispondere con delle misure ad ogni provocazione della Russia. Le istituzioni europee hanno mostrato una reazione chiara e determinata: reagire in modo rapido e molto forte». Così un portavoce della Commissione europea è intervenuto durante il briefing con i media a Bruxelles, dopo che nella notte tra lunedì 21 e martedì 22 febbraio le truppe russe sono entrate nei territori di Donetsk e Luhansk. Si tratta delle repubbliche separatiste nel Donbass riconosciute nelle ultime ore dal presidente russo, Vladimir Putin. Il Cremlino ha giustificato, infatti, l’intervento nel Donbass con la motivazione di «preservare la pace». Ma la risposta dell’Ue non si fa attendere. Josep Borrell, Alto rappresentante per gli Affari esteri, spiega in una nota che la Russia «sta chiaramente violando gli accordi di Minsk, che prevedono il pieno ritorno di queste aree al controllo del governo ucraino». La Russia sta quindi violando «il suo impegno a lavorare all’interno del formato Normandia e del gruppo trilaterale di contatto per trovare una soluzione pacifica a questo conflitto, un impegno che ha ripetuto in numerose occasioni, anche molto recentemente», ha aggiunto.

Intanto, tra Bruxelles, Parigi e altre Capitali europee è un susseguirsi di riunioni su come affrontare la situazione in Ucraina. Sul tavolo Ue c’è un primo pacchetto di sanzioni annunciato dalla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen e dal presidente del Consiglio Charles Michel. Le misure proposte riguardano «coloro che sono stati coinvolti nella decisione illegale, le banche che stanno finanziando le operazioni militari russe e altre operazioni in quei territori, la capacità dello Stato e del governo russo di accedere ai capitali e ai mercati finanziari e ai servizi dell’Ue, per limitare il finanziamento di politiche aggressive e di escalation delle tensioni». Per quanto riguarda, poi, il commercio, si pensa di inserire un bando alle importazioni ed esportazioni dalle due regioni separatiste, «per assicurare che i responsabili sentano chiaramente le conseguenze economiche delle loro azioni illegali e aggressive», sottolineano i due presidenti. «L’Ue ha preparato ed è pronta ad adottare ulteriori misure in una fase successiva, se necessario, alla luce di ulteriori sviluppi», ribadiscono.

Nelle ultime ore, le massime cariche delle istituzioni europee, dai presidenti del Consiglio Michel, della Commissione europea Von der Leyen, del Parlamento europeo Roberta Metsola, e l’Alto rappresentante per gli Affari esteri Josep Borrell, hanno dato un forte segnale di unità, nei loro messaggi, utilizzando le stesse parole: «La decisione della Federazione Russa di riconoscere come entità indipendenti e inviare truppe russe in alcune aree di Donetsk e Luhansk in Ucraina è illegale e inaccettabile. Viola il diritto internazionale, l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina, gli impegni internazionali della Russia e aggrava ulteriormente la crisi». Sempre nella mattinata di ieri, 22 febbraio, secondo indiscrezioni a Bruxelles, sarebbe arrivata l’approvazione, non formale, ma in “linea di principio” degli ambasciatori dei 27 Paesi riuniti nel Coreper (II) su alcune misure. Tra queste, il bando delle importazioni ed esportazioni da entità separatiste; la lista dei nomi ed entità, che dovrebbero contenere quattro categorie (politici, militari, operatori economici, esponenti che compiono disinformazione). Potrebbero essere inseriti anche altri eventuali ulteriori nominativi che potrebbero includere i comandanti delle forze di “peacekeeping” russe e i leader delle entità indipendentistiche. Gli ambasciatori avrebbero anche discusso l’applicazione della politica di non riconoscimento dei passaporti russi rilasciati a cittadini delle due entità. Questa misura dovrebbe riprendere quanto fatto a seguito dell’annessione della Crimea. I ministri degli Affari esteri dovranno dare il loro consenso politico e, poi, gli ambasciatori dei Paesi (Coreper II) si dovrebbero riunire nuovamente.

«Esortiamo la Russia, come parte del conflitto, a revocare il riconoscimento, a mantenere i suoi impegni, a rispettare il diritto internazionale e a tornare alle discussioni all’interno del formato Normandia e del Gruppo Trilaterale di Contatto. Invitiamo gli altri Stati a non seguire la decisione illegale della Russia di riconoscere l’indipendenza autoproclamata – afferma Borrell -. Avvertiamo la Russia di non usare i patti appena firmati con le autoproclamate repubbliche come pretesto per prendere ulteriori misure militari contro l’Ucraina. L’Ue è pronta ad adottare rapidamente sanzioni politiche ed economiche più ampie», ha avvertito l’Alto rappresentante Ue. La presidenza francese, alla guida dell’Unione europea in questo semestre, fa sapere: «C’è determinazione a prendere sanzioni mirate contro le persone coinvolte nelle operazioni nel Donbass, in coordinamento con i nostri alleati». (Irene Giuntella)

23 febbraio 2022