Ucraina: servono 5 milioni di euro per gli aiuti umanitari

L’appello di Monacelli (Caritas internationalis): «I bisogni crescono con l’evolversi della situazione». Intanto anche i vescovi di Kiev e Charkiv distribuiscono cibo e aiuti. Alle Caritas diocesane d’Italia: «Attrezzatevi per accogliere»

500mila profughi in Polinia, 130mila in Ungheria, 100mila in Moldavia, 70mila in Slovenia e 50mila in Romania. A fornire i dati è Moira Monacelli, di Caritas internationalis, al webinar organizzato ieri, 3 marzo, da Caritas italiana sulla crisi in Ucraina. In concreto, ha chiarito, servono al momento 5 milioni di euro per gli aiuti umanitari alla popolazione ucraina e agli sfollati. «I bisogni – ha detto – crescono con l’evoluzione della situazione e dovremo adeguare le azioni alle nuove necessità. Si prevedono 4 milioni di profughi e e 12 milioni di persone che avranno bisogno di aiuti umanitari», ha aggiunto Monacelli, che sta seguendo la crisi umanitaria in costante contatto e coordinamento con Caritas Ucraina e Caritas Spes-Ucraina, Caritas Europa e i 162 membri della confederazione.

Il dato positivo, anzi, «la cosa bella», l’ha definita, è che «c’è stata una ondata di solidarietà, con tanti giovani volontari che si sono messi a disposizione. La nostra priorità è la protezione e l’accesso agli aiuti umanitari a 13mila sfollati interni e in transito verso altri Paesi. Forniamo cibo, beni di prima necessità, coperte, kit igienici, trasporto in sicurezza e accoglienza nei centri Caritas. La crisi umanitaria coinvolge soprattutto donne, bambini e anziani. È importante – ancora le parole di Monacelli – aprire canali umanitari per le persone più fragili che restano nelle città colpite dai bombardamenti». Quindi, la raccomandazione a tutte le Caritas di preferire la raccolta fondi per acquistare in loco anziché l’invio di beni materiali.

Intanto «a Kiev e Kharkiv anche i vescovi fanno i volontari e distribuiscono cibo alla popolazione – ha raccontato in collegamento dalla Capitale ucraina padre Vyacheslav Grynevych, direttore di Caritas-Spes Ucraina -. Proseguiamo tutte le attività lavorando dai rifugi anti-aerei e cercando luoghi sicuri, nonostante a Kharkiv anche la curia e gli uffici della Caritas siano dati distrutti da un razzo». Anche nella comunità religiosa in cui lui stesso vive, a Kiev, stanno accogliendo 37 bambini con le madri e supportando altre 2mila donne e bambini. Intanto, è arrivato l’annuncio dell’Onu: si stima che 12 milioni di ucraini avranno bisogno di protezione umanitaria e già sono 1 milione le persone fuggite dal Paese; la previsione è che si arriverà a 4 milioni di persone. «Al momento – ha aggiunto il direttore di Caritas-Spes – stiamo facendo una mappa dei bisogni in ogni regione e ci stiamo preparando all’arrivo degli aiuti, con magazzini in 5 città. Abbiamo anche aperto un ufficio di emergenza con tre operatori e un magazzino di stoccaggio a Varsavia. Alla frontiera distribuiamo pasti caldi a 2mila persone e forniamo accoglienza e alloggi per 600 persone».  A Kiev e in molte città colpite dai bombardamenti «i negozi sono chiusi o vuoti, le infrastrutture sono state danneggiate. Colpiti anche ospedali e un centro perinatale», ha reso noto.

Caritas Spes-Ucraina ha attivato anche un call center con una una linea telefonica dedicata per rispondere alla richieste di tante persone disperate che chiedono aiuto. Intanto dall’Italia, Oliviero Forti, responsabile dell’Area immigrazione di Caritas italiana, ha lanciato un appello a tutte le 220 Caritas diocesane del Paese: «Attrezzatevi per accogliere al meglio le persone in fuga dall’Ucraina». Proprio ieri infatti è arrivata ai prefetti la circolare che sulla base del decreto-legge 28 febbraio 2022 ha disposto l’incremento di circa 5mila posti, da attivare nell’ambito della rete dei centri temporanei di accoglienza (Cas). Per le stesse finalità di accoglienza ha autorizzato l’attivazione di 3mila posti del Sistema di accoglienza e integrazione (Sai), ha esteso ai profughi ucraini la riserva di posti (complessivamente 5mila) del Sai e ha stabilito che, a decorrere dall’inizio del conflitto, i profughi ucraini possono accedere alle strutture di prima accoglienza (Cas) e al Sistema di accoglienza e integrazione (Sai) anche se non in possesso della qualità di richiedente protezione internazionale o degli altri titoli previsti dalla normativa vigente per l’accesso. «La situazione degli ingressi è in costante crescita – ha detto Forti -. In Friuli Venezia Giulia sono già entrate 4mila persone. In maggioranza arrivano in autonomia o tramite associazioni e cercano alloggio presso amici e familiari già in Italia. Chi non ha questa possibilità dovrà accedere ai sistemi Cas e Sai». Da ultimo, una precisazione: Forti ha rinnovato l’invito a non parlare di corridoi umanitari – non attivabile con gli ucraini perché strumento giuridico solo per chi fugge e non può fare ritorno al proprio Paese – ma di «canali umanitari».

4 marzo 2022