Accessibilità e inclusione sociale. L’idea del libro è nata dalla sollecitazione di alcuni esponenti della comunità sorda e da un confronto con la diocesi di Milano, spiega Stefano Cattaneo, direttore generale del Pio Istituto dei Sordi: «Abbiamo avvertito la mancanza di strumenti di questo genere per la preghiera e l’attività pastorale. Nei mesi scorsi avevamo realizzato un piccolo pieghevole con la preghiera dell’Angelo di Dio, consegnato anche al Papa in occasione del Giubileo degli ammalati e delle persone disabili. L’apprezzamento che ha suscitato in molte persone sorde ci ha spinto a riproporre il tema e ad ampliarlo». La Fondazione sta collaborando con la diocesi anche per altri progetti, come la possibilità di rendere accessibile ai ragazzi con disabilità uditiva e sensoriale il nuovo catechismo. Non esiste alcun rilevamento delle persone che utilizzano la Lis all’interno della comunità sorda. Il libro, tuttavia, non si rivolge soltanto a loro ma anche a chi vive con altre disabilità e si avvale della Lingua dei segni come canale comunicativo.

Il volume è accompagnato da un dvd che, oltre a mostrare l’interprete con la sottotitolazione, prevede che le preghiere siano recitate affinché possano essere fruite anche dai bambini ciechi. Da più di centosessant’anni, l’attività del Pio Istituto dei Sordi si rivolge a persone in condizione di disabilità uditiva, nel campo formativo, educativo, assistenziale e socio-sanitario, sociale e culturale. Oggi la Fondazione è attiva anche nel sostenere la ricerca sulla sordità, attraverso finanziamenti e l’istituzione del Premio “Don Giulio Tarra: ricerche sulla sordità”. Non manca, inoltre, l’impegno per assicurare l’accessibilità ad eventi, spettacoli e incontri per garantire loro, anche in questi ambiti, un’effettiva inclusione sociale.

La Chiesa non si è dimenticata delle persone con disabilità. «È un libro atteso», rileva suor Veronica Donatello, responsabile del Settore per la Catechesi delle persone disabili dell’Ufficio catechistico nazionale Cei: «Dire includere, ma non avere strumenti adatti. Chiedere di accogliere la vita, ma non sapere come insegnare a un figlio a parlare o a pregare. È una questione basilare». Lo spunto è fornito da Papa Francesco in Amoris laetitia: «I Padri hanno dedicato speciale attenzione anche “alle famiglie delle persone con disabilità, in cui l’handicap, che irrompe nella vita, genera una sfida, profonda e inattesa, e sconvolge gli equilibri, i desideri, le aspettative. […] Meritano grande ammirazione le famiglie che accettano con amore la difficile prova di un figlio disabile. Esse danno alla Chiesa e alla società una testimonianza preziosa di fedeltà al dono della vita. La famiglia potrà scoprire, insieme alla comunità cristiana, nuovi gesti e linguaggi, forme di comprensione e di identità, nel cammino di accoglienza e cura del mistero della fragilità. Le persone con disabilità costituiscono per la famiglia un dono e un’opportunità per crescere nell’amore, nel reciproco aiuto e nell’unità”».

Pochi giorni fa, in occasione del Natale, è lo stesso Papa Francesco a fare gli auguri in Lingua dei segni ai non udenti e a chiedere di pregare per lui, impartendo la benedizione.

Nei catechismi, sottolinea suor Donatello, «si parla di strumenti che possano aiutare la coppia a trasmettere la fede, dunque a generarla. Ma per farlo c’è bisogno di utilizzare il linguaggio dell’altro». Il libro offre agli adulti l’occasione di apprendere la Lingua dei segni, ai piccoli di utilizzarla per pregare. Non sono poche, infatti, le persone sorde che hanno lavorato al progetto senza conoscere prima le preghiere, perché nessuno gliele aveva insegnate. «Le nostre diocesi devono sostenere questo lavoro – chiosa suor Donatello – perché è da loro che arriva il contributo fondamentale per cambiare la cultura». (Riccardo Benotti)

16 dicembre 2016