Reddito di cittadinanza e quota 100: per i due cavalli di battaglia di Movimento 5 Stelle e Lega il sì è arrivato. Nella serata di ieri, 17 gennaio, il Consiglio dei ministri che si è riunito alle 18 ha approvato il decreto legge che introduce il reddito e le pensioni di cittadinanza e modifica la legge Fornero sulle pensioni, prevedendo la possibilità della cosiddetta “quota 100”. Il testo dovrà essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e le relative norme, trattandosi di un decreto legge, saranno immediatamente operative. Il decreto dovrà poi essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni e non si escludono ulteriori ritocchi.

«Due  misure che costituiscono un progetto di politica economica sociale di cui questo governo va fiero». Così le ha definite, nella conferenza stampa seguita alla riunione del Consiglio dei ministri il premier Giuseppe Conte. Un progetto, ha proseguito, «che riguarda 5 milioni di persone in condizione di povertà e un milione di persone che le nel triennio potranno andare in pensione in anticipo». Di «giorno storico» ha parlato il vicepremier Luigi Di Maio. «Oggi – le sue parole – nasce un nuovo welfare state in Italia che aiuta le persone in difficoltà e che le mette al centro di una rivoluzione del mondo del lavoro». In 7 mesi di governo, rivendica il ministro per il Lavoro e le politiche sociali, «abbiamo trovato 12 miliardi di euro all’anno con cui finanziamo il Reddito di cittadinanza e il superamento della legge Fornero. Quindi le coperture c’erano. A tutti quelli che ci hanno detto che non si poteva fare, dico che noi l’abbiamo fatto in 7 mesi».

Per Di Maio, le due misure approvate sono le «più importanti del contratto del governo del cambiamento». Questo, ha evidenziato, «può significare una sola cosa: abbiamo la dimostrazione con i fatti che tutti gli altri punti del contratto di governo si possano realizzare». Quindi ha snocciolato tutti i dettagli della nuova misura di contrasto alla povertà, assicurando che sarà «prima di tutto una misura di reinserimento nel mondo del lavoro. Non è assistenzialismo – ha rivendicato con orgoglio -. È stato progettato per essere il più grande investimento nel capitale umano nella storia d’Italia per portare le persone nel mondo del lavoro». A breve, ha annunciato, sarà pronto anche un sito internet con le notizie sulla documentazione per la richiesta e da marzo sarà attivo il sito per presentare tale documentazione. In alternativa ci si potrà recare agli uffici postali o ai Caf.

«Testo insoddisfacente per le famiglie». Netta la bocciatura da parte del Forum nazionale delle associazioni familiari, che arriva attraverso una nota del presidente Gigi De Palo. «Le bozze del decreto che prevede il reddito di cittadinanza, che come Forum abbiamo avuto modo di visionare, non vanno assolutamente a favore della fiscalità familiare – si legge nel testo -. Le famiglie sono costrette ancora una volta a pagare scelte politiche dal respiro corto». Il punto, per De Palo, è che «per far fronte alle minori risorse destinate al reddito di cittadinanza, si è deciso di calcolarlo in base ai valori di spesa dei single, non prendendo nemmeno in esame i bisogni delle famiglie». Il risultato: «I limiti sia degli importi assegnati, sia del patrimonio mobiliare, penalizzano i nuclei familiari, soprattutto quelli numerosi».

Nelle parole di De Palo, si tratta di una misura «tarata su scale di equivalenza peggiorative rispetto a quelle già discutibili dell’Isee: perché questa scelta? In sostanza – riflette il presidente del Forum -, il reddito di cittadinanza così com’è stato approvato è una misura studiata scientificamente per i single e ancora una volta si è persa l’occasione per risollevare il sistema-Italia investendo sulle famiglie, anziché far pagare loro i costi di una misura assistenziale. Con queste modalità – conclude – non riusciremo mai a far fare all’Italia il salto di qualità atteso da tempo».

18 gennaio 2019