80 anni di leggi razziali in mostra al Museo della Shoah

L’inaugurazione nel giorno dell’anniversario della deportazione degli ebrei di Roma, il 16 ottobre 1943. Mario Venezia: «Gli italiani ebrei vennero trasformati da cittadini in perseguitati, e abbandonati a loro stessi»

Del pugile Leo Efrati restano la valigia e i suoi guantoni da boxe. Dopo la promulgazione delle leggi razziali fu deportato ad Auschwitz, dove perse la vita durante un incontro nel campo di concentramento. Di Marco Di Porto, invece, l’atto di nascita in cui è indicata l’appartenenza alla razza ebraica. Con sua madre è riuscito a nascondersi nel convento delle suore dei Sette Dolori, sfuggendo al rastrellamento nazifascista. Fotografie, oggetti, filmati, pagine dei giornali dell’epoca, documenti di chi ha vissuto le conseguenze della promulgazione delle leggi razziali sono stati raccolti ed esposti nella mostra “1938 – La storia”, inaugurata ieri, lunedì 16 ottobre, nella Casina dei Vallati, in via del Portico d’Ottavia 29. Un appuntamento organizzato 74 anni dopo il rastrellamento nazista nel ghetto ebraico romano, avvenuto il 16 ottobre 1943, che portò 1.022 persone alla cattura e alla deportazione.

A promuovere l’esposizione è la Fondazione Museo della Shoah di Roma, che vuole rivolgere uno sguardo agli ebrei italiani, alle loro storie e alle loro vite, prima e dopo essere stati travolti dalle leggi razziali che ne hanno causato l’esclusione da ogni ambito della società, dalla cultura allo sport. «In prossimità dell’ottantesimo anniversario della promulgazione delle norme antiebraiche italiane, avvenuta nel 1938, abbiamo voluto presentare un pezzo della storia del Paese: la “nostra” storia, la “sua” storia, la storia di tutti – afferma Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoah -. Grazie a questa esposizione, il visitatore avrà gli strumenti necessari per comprendere che l’azione persecutoria antiebraica dell’Italia fascista è stata un colossale tradimento di una parte fondamentale di sé, quella ebraica, che era e si sentiva profondamente italiana, ma che aveva una colpa biologica: le origini ebraiche. Gli italiani ebrei vennero trasformati da cittadini in perseguitati, e abbandonati a se stessi».

Tra i documenti inediti esposti, il filmato relativo al discorso integrale pronunciato dal duce Benito Mussolini a Trieste, il 18 settembre 1938, durante il quale annunciò per la prima volta la volontà di promulgare le leggi razziali. Non sono state esposte, invece, tutte le disposizioni antiebraiche emanate dal regime fascista. Alcune sono state raccolte in un filmato da studenti liceali, ebrei e non ebrei. «Questi giovani hanno accolto con entusiasmo la nostra proposta. Questa esposizione, anche col loro aiuto, ci aiuterà a essere sempre rispettosi di ogni diversità, dei diritti di ogni individuo», spiega Marcello Pezzetti, uno dei curatori con Sara Berger. Particolare spazio è riservato ai documenti che testimoniano l’applicazione delle leggi, in particolare nei settori dell’istruzione e della cultura, che sottoponevano all’internamento e al lavoro coatto. Attraverso diverse immagini, viene presa in considerazione anche la reazione sia delle vittime, gli ebrei, sia di tanti altri italiani, che hanno contrapposto atteggiamenti di indifferenza.

L’esposizione è aperta al pubblico dalla domenica al giovedì, dalle 10 alle 17; il venerdì dalle 10 alle 13 (escluse le festività ebraiche). Resterà chiusa il sabato per il riposo settimanale ebraico. L’ingresso è libero.

17 ottobre 2017