L’Onu condanna Israele per la ripresa della registrazione fondiaria in Cisgiordania
Si tratta, per l’ufficio di presidenza, di «una misura che rischia di aggravare l’espropriazione dei proprietari palestinesi e di consolidare una “annessione de facto” del territorio»
L’ufficio di presidenza del Comitato delle Nazioni Unite per l’esercizio dei diritti inalienabili del popolo palestinese ha condannato fermamente la decisione di Israele di riprendere le procedure di registrazione fondiaria nella Cisgiordania occupata, definendola «una misura che rischia di aggravare l’espropriazione dei proprietari palestinesi e di consolidare una “annessione de facto” del territorio».
Anche il segretario generale Onu Antonio Guterres, attraverso una dichiarazione del suo portavoce Stéphane Dujarric, parla di «misure destabilizzanti e illegali». La decisione di avviare il censimento dei terreni nell’area C della Cisgiordania, nello Stato di Palestina (porzione di terra che copre il 60% del totale, collocata sotto il controllo e l’amministrazione israeliana dagli accordi di Oslo del 1993), «potrebbe portare all’espropriazione delle proprietà dei palestinesi e rischia di espandere il controllo di Tel Aviv sulla terra nell’area», sono ancora le parole di Guterres, che esorta il governo di Netanyahu a «riconsiderare immediatamente» questo stabilito.
Iniziative simili, si legge nella nota diffusa dal Comitato Onu, «insieme alle politiche di espansione degli insediamenti e di appropriazione di terre, costituiscono una grave violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite». Secondo l’ufficio, il Territorio palestinese occupato, inclusa Gerusalemme Est, «non deve essere sottoposto a misure che ne alterino lo status giuridico, la composizione demografica o l’integrità territoriale». Il Comitato quindi invita Israele, in quanto potenza occupante, «a cessare e revocare immediatamente le misure contestate» e sollecita la comunità internazionale «ad adottare passi concreti per garantire il rispetto del diritto internazionale».
Ribadito dall’organismo Onu anche il sostegno alla soluzione dei due Stati sulla base delle linee del 1967, con uno Stato palestinese indipendente e sovrano che viva accanto a Israele in pace e sicurezza.
19 febbraio 2026

