Presentato il Festival della Divina Sapienza
A novembre nel primo ateneo di Roma dialoghi, proiezioni, spettacoli teatrali e di danza, concerti, masterclass. Reina: fare pensiero e promuovere la cultura
Essere uno spazio aperto che funge da ponte interdisciplinare per rispondere insieme, studenti, docenti, artisti, educatori, cattolici e non, alla domanda “C’è ancora qualcosa per cui vivere?”. È il tema che farà da filo conduttore al primo Festival della Divina Sapienza in programma dal 2 all’8 novembre all’Università Sapienza. Ideato dal cappellano don Gabriele Vecchione, è stato presentato questa mattina, 16 ottobre, nella Sala cardinale Ugo Poletti del Palazzo Lateranense.
Per una settimana masterclass tematiche, dialoghi sul presente, proiezioni, spettacoli teatrali e di danza, concerti, animeranno il più grande ateneo d’Europa per offrire spunti di riflessione e rimettere al centro l’uomo e i suoi valori. Tra gli ospiti l’attore, regista e sceneggiatore Kim Rossi Stuart, che il 4 novembre alle 19 parteciperà alla proiezione del film “Birdy”; la scrittrice Viola Ardone, il cantautore Tutti Fenomeni, pseudonimo di Giorgio Quarzo Guarascio, l’etoile Rebecca Bianchi. E ancora filosofi, docenti, psicologi che testimonieranno la bellezza della vita. Spazio anche a realtà associative e solidali che, ogni giorno, avranno la possibilità di farsi conoscere dal pubblico: Caritas Art, Borgo Don Bosco, Comunità Cenacolo, Casa di Kim, Pastificio Futuro e Vidas.
“C’è ancora qualcosa per cui vivere?” è un interrogativo che oggi diventa pressante davanti alla fragilità e all’apatia dei giovani. «Ci preoccupa il nichilismo pratico in cui molti vivono», ha detto il cardinale vicario Baldo Reina, sottolineando come oggi «nel mondo sembra dominare una dinamica arida e calcolante, un’intelligenza sovranazionale, che non apprezza la democrazia e ama la guerra, contro la quale i singoli e anche i popoli sembrano possano far poco. Così molti giovani vivono nello scoraggiamento».
Per contrastare questa «desertificazione», per il porporato è necessario «iniziare nuovamente a fare pensiero e a promuovere la cultura, proprio perché nel tempo in cui viviamo, così critico e difficile, bisogna investire molto di più». L’auspicio di Reina è che «molte persone, soprattutto molti giovani, possano trovare in questo festival dei motivi per uscire dall’isolamento e il coraggio di raccontare e rappresentare il proprio dolore, l’ascolto di parole di speranza».
Quelle che forse volevano ascoltare Marco e Luca, nomi di fantasia, studenti del terzo anno di psicologia e medicina, che si sono tolti la vita questa estate. Per la comunità accademica «è stato un momento di profondo dolore – ha affermato Tiziana Pascucci, preside della Facoltà di medicina e psicologia della Sapienza -. L’interrogativo si pone quindi con urgenza perché la sofferenza dei giovani, accompagnata dalla solitudine, non si può più ignorare».
Durante la conferenza, moderata dalla giornalista Eva Crosetta, don Gabriele Vecchione, ha descritto l’evento come «una grande alleanza educativa tra il mondo accademico, la chiesa e diverse associazioni, per favorire l’umano e creare ponti di incontro». Obiettivo è andare incontro a «tutti i ragazzi che oggi vivono ossessionati dalle loro ansie – ha aggiunto -. Rimangono chiusi nelle loro stanze, incapaci di prendere decisioni, di conflitto intergenerazionale. Non vogliono il potere, si accontentano facilmente, hanno sogni piccoli, sogni troppo piccoli».
Fino a questo momento sono oltre 3mila le prenotazioni ai seminari e agli eventi pomeridiani e serali. Ottocento liceali di Roma si sono invece iscritti alle masterclass del mattino. Don Maurizio Mirilli, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale universitaria, ha ricordato che i cappellani sono presenti in «tutte le università di Roma, statali, private, pontificie, per accompagnare gli studenti, il personale tecnico amministrativo, i docenti. L’intento è aiutare i ragazzi a coniugare spiritualità e ciò che loro stanno studiando».
16 ottobre 2026

