«A Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»
Nelle parole di Gesù, impegnarsi per questo aiuta sempre a prepararsi per l’impegno del Regno. E nella quotidianità dei nostri acquisti perché non “premiare” imprese, professionisti e negozi che operano nella legalità fiscale?
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 22,15-21In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Il Vangelo di questa domenica (sembra) spostare l’attenzione dal Regno dei cieli ai regni della terra. La domanda “è lecito, o no, pagare il tributo?” risuona per la Roma odierna, “città delle tasse”, termine che emerge dal dossier “La fiscalità territoriale nel Lazio” realizzato dalla Uil Lazio e dall’Eures. La domanda antica era posta dagli avversari di Gesù per coglierlo in fallo, e per screditare la sua fama di maestro in Israele. Nell’oggi romano, e italiano, possiamo interrogarci, invece, sulla generale insoddisfazione dei cittadini nei confronti del prelievo monetario statale.
Un sistema fiscale ideale dovrebbe fondarsi sulla certezza di un “investimento comune”, mentre solitamente si percepisce come requisitore dei guadagni personali e familiari. Dovrebbe essere trasparente e, oggigiorno, anche digitalmente efficiente. Nei Paesi scandinavi sembra che tale idealità esista: la dichiarazione dei redditi si conferma con un sms o un tap sull’app, l’evasione è marginale e le tasse sono percepite come la “quota associativa” di una società funzionale. In tali Stati il prelievo fiscale restituisce asili nido d’eccellenza, sanità efficiente, infrastrutture all’avanguardia e la certezza che ogni euro contribuisca alla virtuosità del paese.
È interessante che non siamo di fronte a “paradisi fiscali”: il gettito richiesto ai cittadini è anzi maggiore rispetto alla media europea. In questo contesto, la pressione fiscale italiana, che è pure paragonabile a quella scandinava, ha una resa opposta. Come mai? Dov’è che il nostro sistema si inceppa? La semplicità nordica non è di casa in Italia: noi abbiamo cavilli giuridici, regimi sostitutivi, bonus temporanei e condoni “ciclici” che rendono il sistema incerto, difficile da gestire sia per il cittadino sia per la specificità del nostro tessuto produttivo frammentato in micro-imprese e in lavoro autonomo. Infine i servizi pubblici mostrano inefficienze e mancanze.
In Italia c’è sfiducia: lo Stato è vissuto come un ente estraneo o sanzionatorio. La diffusione dell’evasione genera senso di ingiustizia, chi è onesto rischia di passare come “colui che paga per tutti”, ed è sfavorito il senso di appartenenza. Non è questa la sede in cui proporre politiche di risanamento e di fidelizzazione, ma certo si comprende che quando il Vangelo chiede di essere buoni cristiani, sottintende anche buoni cittadini. E se le tasse sembrano un “piccolo iota” (evitabile) rispetto a tutta la legge dell’amore, in verità la Scrittura chiede di adempiere anche gli “ordinamenti terreni”, naturalmente finché non scadano nell’ingiustizia. E allora mi permetto qualche “idea sparsa”, che possa aiutare a vivere meglio questo Vangelo nella nostra città.
Che dire, ad esempio, della cura del patrimonio pubblico? Il pensiero che tutto dipenda dall’autorità non aiuta a formare il senso civico. Ognuno può fare tanto partendo dalle minuzie: dalla cartaccia a terra, all’uso corretto dei luoghi e delle cose comuni, rispettando ciò che è di tutti. E nella quotidianità dei nostri acquisti perché non “premiare” e sostenere le imprese, i professionisti e le realtà commerciali che operano nella piena legalità fiscale? Perché non vincere la tentazione contro “i furbetti” che cercano di evadere la fattura?
Inoltre, potremmo avere amministrazioni degne del nostro “tempo digitale”: una semplificazione dei conti e dei processi informatici permetterebbe cartelle esattoriali essenziali (con i calcoli già fatti e spiegati), evitando interessi e more dovuti alle “inesattezze” delle dichiarazioni (dovute più a commercialisti inesperti che a cittadini maliziosi). E gli esempi potrebbero continuare… In definitiva impegnarsi per rendere a Cesare quello che è di Cesare aiuta sempre a prepararsi per la seconda parte (l’impegno del Regno dei cieli) che Gesù esprime con il rendere a Dio quello che è di Dio. Ma su questo sarà opportuno tornare in una prossima occasione. Intanto una santa (e onesta) domenica a tutti.
16 ottobre 2026

