A Gaza «i bambini stanno morendo»
Save the Children risponde alla pausa umanitaria temporanea per l’ingresso degli aiuti: «L’efficacia di queste sospensioni dipende dalla continuità. Pochi giorni non bastano a salvarli»
Dopo la pausa umanitaria temporanea di ieri, 27 luglio, per consentire l’ingresso degli aiuti a Gaza, da Save the Children ribadiscono che «solo un cessate il fuoco permanente e incondizionato può davvero salvare la vita dei minori». Lo spiega il direttore regionale per il Medio Oriente, l’Europa orientale e il Nord Africa Ahmad Alhendawi: «Ogni aumento di aiuti via terra ha il potenziale di aiutare le persone a sopravvivere, soprattutto i bambini, migliaia dei quali altrimenti rischiano di morire dopo quasi cinque mesi di assedio totale, senza ricevere alcun tipo di assistenza. Tuttavia –- aggiunge – l’efficacia salvavita di queste sospensioni dipenderà dalla loro continuità e dalla volontà delle autorità israeliane di garantire condizioni sicure e logisticamente praticabili per la distribuzione di aiuti a bambini e famiglie affamati». Nella Striscia infatti il livello di malnutrizione e fame che molte persone stanno affrontando «è così grave che uno o anche solo pochi giorni di aiuti alimentari non saranno sufficienti a scongiurare il rischio di morte. La malnutrizione può essere prevenuta, curata e sappiamo come farlo. Le persone malnutrite, soprattutto i più piccoli, hanno bisogno di un accesso continuativo a un’alimentazione varia, integratori alimentari e, a volte, cure mediche specialistiche, per invertire i danni a cui si può ancora porre rimedio».
La pausa di ieri è arrivata «troppo tardi per le 133 persone, tra cui 87 bambini, che sono morte per malnutrizione e fame dall’ottobre 2023, secondo il ministero della Salute. Di questi 87 bambini, almeno 7 hanno perso la vita negli ultimi cinque giorni. Le organizzazioni umanitarie come Save the Children faranno tutto il possibile per garantire che gli aiuti che arrivano a Gaza raggiungano e salvino la vita dei più piccoli e delle loro famiglie». Ma, ribadisce Alhendawi, «una pausa temporanea non è sufficiente. Abbiamo bisogno di un cessate il fuoco definitivo e del ripristino delle condizioni affinché il sistema umanitario possa funzionare a pieno ritmo e secondo le sue capacità. Altrimenti, i bambini salvati oggi potrebbero non vivere abbastanza per vedere il giorno successivo. Finché non sarà definitiva – rimarca -, qualsiasi pausa offre alla popolazione di Gaza solo un barlume di speranza, destinato a essere sostituito da ulteriori orrori».
Il direttore regionale dell’organizzazione ricorda, tra l’altro, che «le ostilità si sono intensificate tra una pausa e l’altra», e che «le condizioni di assedio sono state imposte dopo la fine dell’ultima pausa, con la diretta conseguenza della carestia che vediamo oggi nella Striscia. Una pausa temporanea è un tormento psicologico per una popolazione che ha subito incessanti e violenti danni mentali per quasi due anni, facendo intravedere loro una possibilità di sopravvivenza ma di fatto strumentalizzando gli aiuti e l’accesso umanitario», conclude.
28 luglio 2025

