Attacco contro una chiesa cattolica in Nigeria

Il massacro nello Stato di Ondo, nella solennità di Pentecoste. Oltre 40 le vittime, tra cui diversi bambini. Il cordoglio del Papa, in una nota della Santa Sede. La diocesi: nessun sacerdote rapito. «Ferma condanna» del ministro degli Esteri Di Maio. Acs: «Garantire la sicurezza»

Sono stati colpiti mentre erano nella loro chiesa a Owo, nello Stato di Ondo, a celebrare la Messa nella solennità di Pentecoste. E la festa si è mutata in massacro: oltre 40 persone sono rimaste uccise nell’attacco di ieri, 5 giugno, nel sud ovest della Nigeria, contro la chiesa intitolata a San Francesco. Almeno 5 uomini armati, riferiscono polizia e media locali, hanno aperto il fuoco e lanciato ordigni contro i fedeli. Ancora da chiarire il movente e l’identità degli assalitori. Nella serata il bilancio era ancora incerto, oscillando tra le 20 e le 50 vittime, anche a motivo dell’imprecisato numero di feriti, tra cui alcuni anche molto gravi o segnalati successivamente come deceduti in ospedale.

La diocesi, in un comunicato inviato dal direttore delle Comunicazioni don Augustine Ikwu, assicura che nessun sacerdote è stato rapito nel corso dell’attacco: «Tutti i preti e il vescovo sono salvi e nessuno di loro è stato rapito come riportato da alcuni social media. A questo punto della storia del nostro caro Paese, la Nigeria, abbiamo bisogno dell’intervento definitivo di Dio per restaurare la pace e la tranquillità – si legge ancora nella nota -. Il vescovo chiede a tutti di mantenere la calma, di rispettare la legge e di pregare per la pace e il ritorno della normalità nella nostra comunità, nel nostro Stato e nel nostro Paese». E proprio per la Nigeria, oltre che per le vittime dell’attacco, si eleva anche la preghiera di Papa Francesco. La Santa Sede rende che il pontefice, informato dell’accaduto, «mentre si chiariscono i dettagli, prega per le vittime e per il Paese, dolorosamente colpiti in un momento di festa, e affida entrambi al Signore, perché invii il Suo Spirito a consolarli».

Dall’Italia arriva anche la «ferma condanna» del ministro degli Esteri Luigi Di Maio per questa «terribile strage di bambini, donne e uomini innocenti», vittime di «una violenza inaudita». Violenza che, al momento, non è stata ancora rivendicata, anche se organizzazioni locali puntano il dito contro i pastori nomadi Fulani, il cui intento sarebbe quello di colpire il governatore Akeredolu per il suo «rigoroso rispetto della legge sul pascolo aperto», secondo l’associazione Afenifere. Lo Stato di Ondo infatti è relativamente lontano dal nord devastato da 12 anni dagli estremisti islamici di Boko Haram e, come ha ricordato il governatore Oluwarotimi Akeredolu, la zona di Owo «aveva goduto di relativa pace nel corso degli anni». In ogni caso, uno dei sacerdoti della chiesa colpita, padre Andrew Abayomi, ha lasciato intendere che la strage avrebbe potuto essere anche più grave, riferendo che i terroristi hanno colpito mentre la celebrazione stava per finire. «Avevo persino chiesto alle persone di iniziare ad andarsene; è in quel momento che abbiamo iniziato a sentire gli spari provenire da diverse parti», ha raccontato, aggiungendo di essersi salvato nascondendosi per 20 minuti.

«Profondamente sconvolta» dalla notizia dell’«orribile attacco» anche la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), che «si unisce in preghiera per le vittime, i feriti, le loro famiglie e l’intera comunità cattolica di Ondo». Delinquenza e rapimenti, pur interessando tutti i gruppi etnici e religiosi della nazione, osservano dalla fondazione, «negli ultimi decenni hanno avuto a oggetto soprattutto la comunità cristiana, colpita da gravi e ripetuti attacchi». In una conferenza stampa organizzata solo la scorsa settimana da Acs, l’arcivescovo di Kaduma Matthew Man-Oso Ndagoso aveva denunciato l’insicurezza e la violenza nel Paese. ««Il governo ci ha completamente deluso – le parole del presule -; è l’assenza di un buon governo che sta causando questo. Banditi, Boko Haram, rapimenti, questi sono tutti sintomi di ingiustizia, della corruzione che c’è nel sistema. A meno che non si riesca ad arrivare alla radice del problema, combatteremo una battaglia persa». Nell’analisi dell’arcivescovo, si tratta di un problema interno alla Nigeria, ovviamente, nel quale però anche l’Occidente ha le sue responsabilità. «Bisogna essere in due per ballare il tango. I nostri leader preparano i nostri soldi e li portano in Occidente, in Svizzera, a Parigi, Londra, Francoforte. Se l’Occidente non accettasse i loro soldi, li lascerebbero a casa. I governi occidentali collaborano con i nostri leader», ha affermato.

Aiuto alla Chiesa che soffre rinnova quindi il suo appello «a tutti i leader politici e religiosi del mondo affinché condannino fermamente ed esplicitamente questo ennesimo, barbaro attacco terroristico, e chiede alle autorità locali di impegnarsi per garantire la pubblica sicurezza, in particolare quella delle vulnerabili e indifese comunità cristiane». Il Paese infatti è attanagliato da diverse crisi: oltre a Boko Haram, bande di saccheggiatori e rapitori devastano il nord-ovest e il centro, mentre il sud-est è teatro di movimenti separatisti. In questo quadro si inseriscono anche le violenza tra Fulani e coltivatori stanziali, soprattutto a motivo della scarsità di terra fertile dovuta ai cambiamenti climatici e alla desertificazione delle regioni del Nord, che spingono i pastori nomadi a spostarsi sempre più a sud, anche a costo di devastare i campi dedicati all’agricoltura.

6 giugno 2022