Bassetti: guerre nel Mediterraneo e nuove logiche coloniali

Il cardinale presidente ha aperto i lavori del Consiglio permanente Cei, dal 20 al 22 gennaio. Al centro, la Domenica della Parola e il sostegno alla famiglia

La Domenica della Parola di Dio istituita da Francesco, che si celebra per la prima volta il 26 gennaio, e, parallelamente, una certa «ignoranza della Sacra Scrittura, ampiamente diffusa anche tra le persone colte». Si muove intorno a questi due assi portanti l’introduzione del cardinale presidente Gualtiero Bassetti ai lavori del Consiglio permanente della Cei, iniziati ieri, 20 gennaio, per concludersi domani, mercoledì 22. Nell’analisi del porporato, a livello sociale «pesa una condizione materiale e morale di affanno permanente, un clima di precarietà diffusa, di incertezza e instabilità» che rende più difficile quell’incontro vitale con la Parola da cui invece – «penso in particolare ai giovani» – deriva «una ricchezza inenarrabile, che conduce a scelte di vita donata nelle forme più diverse».

Di questo clima pagano il prezzo, secondo il porporato, anzitutto le famiglie, a sostegno delle quali l’assemblea dei vescovi chiede invece «politiche affidabili e continuative, che finalmente introducano sgravi fiscali proporzionati al numero dei figli». I vescovi guardano «con attenzione all’istituzione, con la Legge di bilancio, di un Fondo relativo all’assegno universale e ai sevizi alla famiglia: vi riconosciamo – le parole di Bassetti – una visione circa il valore sociale assicurato alla famiglia, un passo rispetto alla libertà di scelta dei genitori sull’educazione dei figli, un percorso che incentiva i giovani nell’avvio di un’attività professionale e un tentativo di armonizzare l’esperienza della genitorialità con quella lavorativa». Quindi l’appello: «Per il bene di tutti, chiediamo che le forze politiche, insieme alle parti sociali, sappiano davvero investire sulla famiglia, riportandola nello spazio pubblico, quale luogo decisivo da cui far ripartire il Paese».

Nell’introduzione del cardinale anche l’incontro promosso dalla Chiesa italiana a Bari, dal 19 al 23 febbraio, che si concluderà con la celebrazione eucaristica presieduta dal Papa. Un appuntamento che cade «in un momento di crisi particolarmente drammatico» e che proprio per questo è un’occasione «per dare risonanza, dalle diverse sponde del Mare, a quanto accade e poter avviare un processo di visioni condivise e collaborazioni fattive». Il pensiero del porporato è ad «alcune compagini statali, dalla Libia alla Siria, all’Iraq», che «sono in frantumi» mentre «altre sono attraversate da tensioni fortissime»: la guerra, «in più punti del Mediterraneo», è il grido d’allarme di Bassetti, è «l’esito di «scelte miopi e interessate, dalle quali non sono estranee nuove logiche coloniali, avanzate dalle grandi potenze». Come Chiese, è la risposta, «intendiamo offrire una testimonianza di comunione, che non si rassegna a situazioni violente e a strutture sociali ingiuste».

Volgendo lo sguardo all’attuale «contesto pluralistico», il presidente dei vescovi ha parlato, ancora, di una «religiosità debole» e di una «solitudine diffusa»: una situazione in cui spesso si finisce per «considerare irrilevante la fede» e nella quale «sorgono le posizioni più diverse». Per il cardinale infatti «è venuto meno quel tessuto culturale unitario, che permetteva di riconoscersi e parlare una lingua comune, ampiamente plasmata dalla fede e dai valori che essa ispira». Oggi, al contrario, «del magistero ecclesiale si accetta solo ciò che è in sintonia con il proprio stile di vita». Bassetti in particolare ha stigmatizzato «le reazioni esasperate di chi fatica ad accettare questa stagione e ha quasi bisogno di prenderne le distanze, invocando un impossibile ritorno indietro delle lancette della storia». Ugualmente inaccettabili «le scorciatoie di quanti considerano ineluttabile la secolarizzazione della società: anche fra quanti si riconoscono cattolici, prevale spesso una religiosità debole», ha osservato il porporato. «Mentre si riduce lo spazio d’incidenza delle istituzioni, tra cui la Chiesa, viene avanti anche una solitudine diffusa, che accompagna tante persone, le quali si sentono prive di riferimenti».

In questo quadro, a livello ecclesiale, ha aggiunto ancora il presidente dei vescovi italiani, «non sarà l’attivismo, pur sostenuto dalle migliori intenzioni, a fare la differenza». I vescovi, ha assicurato, vogliono dare corpo a «un profondo cambiamento di mentalità», tramite gli Orientamenti pastorali che verranno messi a punto per il decennio che inizia quest’anno. «In continuità ideale con il cammino educativo che ha attraversato il decennio, vogliamo farci missionari, portatori appassionati della proposta cristiana, convinti come siamo che l’incontro con il Signore Gesù rimane la risposta alle attese e alle domande di vita che albergano nel cuore; un incontro che diventa pieno quando suscita l’esperienza liberante della fraternità», ha spiegato. «Riscoprirne la centralità è condizione per dirsi e diventare cristiani: occorre tornare a un incontro personale e comunitario con la Parola. Parola mai ovvia, mai banale, tesoro inesauribile, che non afferreremo mai nella sua ricchezza e profondità».

21 gennaio 2020