La nuova carovana dei migranti partita dall’Honduras e dai Paesi limitrofi non oltrepassa il confine col Messico. Gran parte del flusso è bloccato sul lato guatemalteco del rio Suchiate e la maggior parte di coloro che erano riusciti a entrare in Messico, circa 400 persone, sono stati arrestati e, come si legge in un comunicato del governo messicano, «rispediti» in Honduras o nei loro Paesi di provenienza.

Quanti sono impegnati nell’accoglienza dei migranti raccontano di una situazione difficile, sia per i metodi usati dalla guardia nazionale messicana sia per l’oggettiva difficoltà delle organizzazioni del Guatemala a far fronte al grande afflusso di persone, sempre più disperate.
«La situazione è terribile, noi continuiamo a monitorarla tutti i giorni», afferma da Tapachula (Messico), a pochi chilometri dal rio Suchiate, Claudia León, referente del Servizio dei Gesuiti per i rifugiati (Sjr), che ha aderito assieme ad altre numerose organizzazioni umanitarie al Collettivo di osservazione e monitoraggio sui diritti umani del Sudest messicano. Il Collettivo, nel suo report quotidiano emesso ieri, 21 gennaio 2020, afferma che «svanisce la speranza di una migrazione regolare, ordinata e sicura, di fronte a uno Stato punitivo, che continua a non riconoscere la crisi dei rifugiati». Secondo il Collettivo, «la giornata è stata caratterizzata da tensione, repressione e caos, ci sono minori che non vengono registrati e localizzati, separazione di famiglie».

Bloccati alla tradizionale frontiera tra Guatemala e Chiapas, sul rio Suchiate, i migranti centroamericani che fanno parte della nuova carovana cercano dunque vie alternative per entrare in Messico e stanno attraversando il dipartimento del Petén, nel nord del Guatemala, con l’intento di passare per la foresta Maya ed entrare nello Stato messicano del Tabasco. Il missionario salesiano Giampiero De Nardi parla di «un afflusso straordinario. In tanti – riferisce – stiamo prestando servizio alla locale casa del migrante, nel municipio di Santa Elena. La struttura ha una capienza di circa 50 persone e abbiano dovuto far fronte all’arrivo di 300 migranti. Stiamo facendo il possibile per garantire loro un letto e dei pasti caldi. A un certo momento – racconta – erano finiti i viveri». Poi, per fortuna, «è arrivato un container dal Canada, che serviva per la mia missione e dunque per altre finalità e l’abbiamo dirottato per questa emergenza umanitaria».

22 gennaio 2020