1° maggio, Cei: «L’Italia non sprechi il talento dei giovani»
Il messaggio della Conferenza episcopale italiana: «Il rischio è di mettere in secondo piano dignità, diritti e salute». Il lavoro, «luogo umanizzante»
Il messaggio della Conferenza episcopale italiana: «Il rischio è di mettere in secondo piano dignità, diritti e salute». Il lavoro, «luogo umanizzante»
Sempre più persone «impaurite dalla prospettiva di perdere il lavoro o di non trovarlo, condividono l’idea che nulla più sia come è stato finora: dignità, diritti, salute finiscono così in secondo piano». Parla di una «deriva preoccupante» la Cei nel suo messaggio per il 1° maggio 2015, «messa in moto dal perdurare di una crisi economica stabilmente severa». Il lavoro, quindi, al centro del messaggio, che per i vescovi «deve tornare a essere luogo umanizzante». Bisogna «fuggire dall’idea che la vera realizzazione dell’uomo possa avvenire nell’alternativa “solo nel lavoro o nonostante il lavoro”».
Questo vale, continua il messaggio, soprattutto «per tutti quei giovani che disperano di poter trovare un’occupazione o languono facendo un lavoro che non li soddisfa. Il pensiero è valido a maggior ragione per i datori di lavoro che gestiscono le imprese, laboratori, botteghe e uffici con criteri esclusivamente utilitaristici». Poi, una riflessione sulla frammentazione delle situazioni nelle diverse aree del Paese: «Non può esserci un destino disgiunto: senza un Meridione sottratto alla povertà e alla dittatura della criminalità organizzata non può esserci un Centro-Nord prospero». A questo riguardo, «non è un caso che le mafie avviano spostato gli affari più redditizi nelle regioni del Nord, dove la ricchezza da accaparrare è maggiore».
L’Italia «non sprechi il talento dei giovani», sottolineano i vescovi, basta «sprecare intelligenza, talento, creatività e intraprendenza: ci sono tanti piccoli ma significativi messaggi che mostrano quanto la collaborazione, la partecipazione e la solidarietà possano essere ingredienti di base per ricette imprenditoriali nuove, esperienze che rompono con la globalizzazione del paradigma tecnocratico».
22 aprile 2016

