«Le persone sono molto spaventate». Dall’Ecuador arriva la testimonianza di Concha Fernàndez, coordinatrice di due delle équipe di Medici senza frontiere attive nelle zone colpite dal terremoto di magnitudo 7.8 che sabato 16 aprile ha devastato il nor-est del Paese. Assistenza psicologica, acqua e servizi igienici: questi i bisogni più urgenti. In molti, riferisce Fernàndez, «hanno dovuto abbandonare la propria casa. Per esempio nell’isola di Muisne, dove vivono 9mila persone, 3mila sono state evacuate verso la terraferma e si trovano in quattro rifugi». Ancora, l’isola di Portete, 322 abitanti, è stata completamente evacuata e «le persone adesso vivono in due ripari di fortuna in condizioni molto precarie».

Anche dove le case non sono crollate, prosegue la coordiantrice di Msf, «le persone stanno costruendo rifugi su un terreno più elevato perché hanno paura di dormire all’interno o vicino all’oceano». Ad aumentare la loro pauraanche le oltre 400 scosse di assestamento che si sonosuccedute da sabato 16 aprile. «Alcune sono state molto forti». Altrettanto «sorprendente», continua Fernàndez, vedere «le persone che non vogliono lasciare le proprie case, in alcuni casi abitazioni estremamente danneggiate che rischiano di crollare, perché hanno paura di venire derubate delle poche cose che possiedono. Si tratta soprattutto delle persone più anziane».

In un’altra zona, a Cabo de San Francisco, gli operatori di Medici senza frontiere hanno scoperto 200 persone che vivevano in rifugi di fortuna senza nulla. Li hanno aiutati fornendo supporto psico-sociale e cure mediche.

22 aprile 2016