Centro Astalli, in aumento le domande di asilo

Presentato il Rapporto 2015: più di 153mila i rifugiati arrivati in Italia al 31 dicembre. Continua il fenomeno dei transitanti. La sfida: l’accoglienza

Presentato il Rapporto 2015: più di 153mila i rifugiati arrivati in Italia al 31 dicembre. Continua il fenomeno dei “transitanti”, ma la sfida più grande resta l’accoglienza

Arrivano soprattutto dall’Africa e in misura minore dal Medio Oriente: sono i 153.842 rifugiati giunti in Italia nel corso del 2015, molti dei quali si sono rivolti al Centro Astalli, sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati. Poco meno di 84mila, invece, sono le richieste di protezione presentate nel corso dell’anno, con un incremento di circa 20mila domande rispetto al 2014. È questo, per sommi capi, il quadro sulla situazione dei migranti forzati ospitati sul suolo italiano, così come è stata fotografata dall’associazione nata per volontà del gesuita Padre Arrupe, che ha presentato questa mattina, 19 aprile, il consueto Rapporto annuale. Nel dossier si raccontano le condizioni difficili di chi approda nel nostro Paese.

Così, seppure continua il fenomeno dei “transitanti”, cioè di quei migranti forzati – soprattutto eritrei, siriani, somali e sudanesi – che dopo lo sbarco in Italia scelgono di proseguire il viaggio per chiedere asilo in un altro Paese europeo, l’accoglienza resta per gli italiani la sfida più grande. Il totale dei posti disponibili, nel 2015, ha superato i 100mila, «ma si è registrato un rallentamento rispetto al previsto ampliamento del sistema Sprar. Alla scadenza dell’ultimo bando – denunciano i volontari del Centro – è risultata infatti insufficiente la risposta degli enti locali, che preferiscono non impegnarsi su questo fronte per timore di perdere consensi».

La burocrazia rappresenta un vero ostacolo, specie per chi arriva da lontano e per questo ignora leggi e meccanismi del Paese ospitante. In particolar modo, negli ultimi mesi sono stati introdotti nuovi criteri e procedure per l’utilizzo degli indirizzi fittizi, per l’iscrizione anagrafica e per il rinnovo dei permessi di soggiorno che rendono tutto complicato. Molte difficoltà sono state comunque superate dal Centro Astalli anche grazie alla generosità dell’Elemosineria vaticana, che ha erogato 25mila euro in contributi per il pagamento delle tasse necessarie al rilascio di permesso di soggiorno e titolo di viaggio per 287 rifugiati riconosciuti. «Proprio nel momento in cui le persone iniziano, con difficoltà, il loro percorso in Italia, viene loro chiesto un pagamento non irrilevante, che nel caso dei nuclei familiari diventa un ostacolo significativo».

«Ci trovavamo qui lo scorso anno quando in questi giorni di aprile si era consumato l’ennesimo naufragio nel Mediterraneo con oltre settecento vittime – ricorda padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli -: un evento che sembrava aver scosso l’Europa cambiando il passo dell’agenda europea sulle migrazioni». Ieri un’altra tragedia, continua il gesuita, «in cui pare abbiano perso la vita 400 persone, che avviene in un contesto assai diverso: l’Europa sembra aver scelto la via della chiusura ostinata davanti alle persone in fuga e risponde con le deportazioni in Turchia, l’uso di lacrimogeni sui migranti al confine macedone, fino alla costruzione di barriere assurde, l’ultima al Brennero». Una situazione aberrante contro cui si leva la voce del Papa, che ai volontari del Centro ha inviato un videomessaggio per i 35 anni di attività a favore dei rifugiati.

«Perdonate la chiusura e l’indifferenza delle nostre società – sono le parole che il pontefice rivolge ai migranti -. La vostra esperienza di dolore e di speranza ci ricorda che siamo tutti stranieri e pellegrini su questa Terra, accolti da qualcuno con generosità e senza alcun merito». Tutti accomunati da un’uguale diritto a un’esistenza dignitosa; ecco allora la necessità di creare uguali condizioni di vita. «A mio parere – spiega il presidente del Senato Pietro Grasso intervenendo alla presentazione del Rapporto -, la strada da intraprendere è quella di politiche nazionali e sovranazionali attraverso le quali pianificare e investire in cooperazione internazionale e accordi bilaterali, in progetti di partenariato e in corridoi umanitari, in piani di reinsediamento e di ammissione umanitaria». Si tratta, conclude Grasso, di «una strada lunga e che richiede necessariamente una linea europea comune».

19 aprile 2019