Corpus Domini, Pizzaballa: «Tra le fatiche di questa terra, l’Eucaristia ci ricorda la logica del dono»
Il patriarca latino di Gerusalemme ha celebrato la solennità al Santo Sepolcro. Al centro dell’omelia, il mistero eucaristico. «Qui, oggi, a Gerusalemme, ci chiama a essere segni di una vita diversa»
«Qui, oggi, a Gerusalemme, in una terra dove spesso si sperimenta la fragilità della vita, dove non sempre la vita è rispettata come dovrebbe, dove tante persone portano nel cuore ferite, paure, incertezze, la Parola di Dio ci ricorda che la vita non nasce dai nostri sforzi o dai nostri equilibri precari, ma ha una sorgente più profonda: Dio stesso». Lo ha detto ieri, 4 giugno, il patriarca latino di Gerusalemme il cardinale Pierbattista Pizzaballa, presiedendo la celebrazione eucaristica nella solennità del Corpus Domini al Santo Sepolcro.
Al centro dell’omelia, il mistero eucaristico come dono concreto. «Dio – ha spiegato – non si limita a parlarci della vita, non ci offre semplicemente un insegnamento: si fa nutrimento. Qui, in questo luogo, dove ricordiamo il corpo donato sulla croce e il corpo risorto, capiamo meglio cosa significa: l’Eucaristia è il modo concreto con cui Cristo continua a donarci la sua vita». Non è un simbolo lontano: «È una presenza reale che entra nella nostra esistenza. Una presenza silenziosa, ma potente, discreta, ma capace di trasformare. Ricevere l’Eucaristia non è semplicemente un gesto devoto: è accogliere in noi la vita di Cristo. E questa vita, una volta ricevuta, non resta ferma».
Inevitabile il richiamo al contesto della Terra Santa. «Celebrando l’Eucaristia qui, non possiamo dimenticare la realtà che ci circonda – sono ancora le parole del porporato -. Ma la festa di oggi non ci spinge alla polemica, né allo scoraggiamento. Ci invita piuttosto a guardare più in profondità. Ci invita a lasciarci educare dallo sguardo di Dio, che non si ferma alla superficie, ma vede possibilità di vita anche dove noi vediamo solo difficoltà». Da qui l’indicazione di una via possibile: «In mezzo alle tensioni, alle divisioni, alle fatiche di questa Terra, l’Eucaristia ci ricorda che la logica di Dio è diversa: non è la logica del trattenere, ma del donare; non è la logica del chiudersi, ma del condividere. È una logica che può sembrare fragile agli occhi del mondo, ma che in realtà è l’unica capace di costruire davvero».
Questo, ha osservato ancora il patriarca, «non risolve automaticamente i problemi, ma cambia il modo di stare dentro la realtà. Ci chiama a essere, qui, segni discreti ma reali di una vita diversa: capaci di custodire la vita, di gesti concreti di pace, di relazioni che non si chiudono nella paura. Qui comprendiamo che il dono non è perdita, ma passaggio alla pienezza». E ancora: «Ogni Eucaristia è dentro questo mistero: il dono passa attraverso la croce, ma non si ferma lì. Il dono genera vita. E questo è il grande annuncio di oggi: la vita donata da Dio è più forte di tutto ciò che la contraddice. È più forte del peccato, più forte della violenza, più forte persino della morte».
5 giugno 2026

