Dalla salute alla povertà: ecco le 10 criticità per l’infanzia

Ragazzi ristretti, figli di genitori separati, minori stranieri soli, giovani coinvolti in atti di bullismo: la relazione dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano al Parlamento

Sono dieci le criticità in materia di infanzia e adolescenza in Italia secondo l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano, che stamattina, 13 giugno, ha esposto la sua relazione annuale al Parlamento, alla presenza del presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Un volume di oltre 200 pagine che si apre con le iniziative sul piano internazionale ed europeo dell’Autorità, che, tra le altre, nel 2017 ha inviato per la prima volta al Comitato delle Nazioni unite il parere sul rapporto del governo italiano sull’applicazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Ragazzi ristretti in istituti di pena, figli di genitori separati, ragazzi fuori famiglia, minori stranieri non accompagnati, giovani coinvolti in atti di bullismo e alla prese con il web. L’Autorità garante si è fatta portavoce delle esigenze dei minori grazie ad un’intensa attività di ascolto. Sono oltre 8mila i bambini e ragazzi coinvolti nei progetti promossi dall’Autorità nell’anno scolastico 2017/2018, attraverso la partecipazione di circa 80 scuole di tutto il territorio nazionale, 28 le strutture di prima e seconda accoglienza per minori stranieri non accompagnati visitate, due gli incontri con i ragazzi ristretti in istituti penali minorili (Nisida e Casal del Marmo), tre le audizioni svolte con esperti e rappresentanti di istituzioni e ordini professionali sul tema del diritto allo studio delle alunne e degli alunni fuori famiglia. E ancora, quattro le riunioni della Conferenza nazionale per la garanzia dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, dieci le riunioni della Consulta nazionale delle associazioni e delle organizzazioni e tre i gruppi di lavoro che hanno approfondito i temi della continuità degli affetti nell’affido familiare, della salute mentale degli adolescenti e della tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione. Infine, due i tavoli tecnici attivati (su livelli essenziali delle prestazioni e monitoraggio dei minorenni in comunità), 28 i protocolli d’intesa vigenti, 20 le giornate di formazione distribuite in cinque corsi per aspiranti tutori volontari di minori stranieri non accompagnati realizzati in Abruzzo, Toscana e Sardegna tra ottobre e dicembre, 50 tra convegni, seminari e workshop a cui l’Autorità garante ha preso parte, e 10 unità di personale.

Dopo aver tracciato il bilancio delle attività svolte, Albano ha quindi evidenziato, tra gli altri, alcuni temi su cui richiamare l’attenzione delle istituzioni e del mondo degli adulti, con dieci criticità individuate, accompagnate da altrettante proposte:
1. Affrontare l’emergenza educativa e introdurre la mediazione come materia scolastica;
2. attivare una regia contro le povertà minorili che crescono;
3. definire livelli essenziali delle prestazioni dei diritti civili e sociali uniformi in tutta Italia;
4. prevenire e contrastare le violenze sui minorenni;
5. nominare quanto prima i tutori volontari e distribuire uniformemente sul territorio i minori stranieri non accompagnati;
6. garantire diritti e affetti ai ragazzi fuori dalla famiglia di origine;
7. aiutare i figli di genitori separati con la risorsa dei “Gruppi di parola”;
8. affrontare i problemi legati alla salute mentale degli adolescenti;
9. introdurre in Italia un ordinamento penitenziario minorile;
10. l’Autorità va ascoltata su atti e sulla formazione delle leggi in materia di infanzia e adolescenza.

Tre le tematiche affrontate nel corso dell’evento attraverso testimonianze e letture sono stati messi a fuoco tre temi alla presenza di autorità e personalità delle istituzioni: la tutela volontaria, l’affido familiare e la continuità degli affetti, i diritti della Convenzione sull’infanzia e l’adolescenza riscritti dai bambini. La titolare dell’Autorità garante ha posto l’accento sull’attività di ascolto “istituzionale” svolta. «Non si tratta dell’ascolto dell’amico o del familiare – spiega Albano – ne’ dell’ascolto di un professionista. Si tratta di intercettare le richieste e i bisogni di bambini e ragazzi, tradurli in diritti e individuare le modalità per renderli esigibili, portando le istanze delle persone di minore età davanti alle istituzioni».

13 giugno 2018