Il Papa a Rebibbia perché «la Chiesa non emargina nessuno»

Il cappellano don Spriano racconta l’attesa della celebrazione del Giovedì Santo con Francesco. «I detenuti sono un pezzo del suo cuore»

Il cappellano del Nuovo Complesso racconta l’attesa della celebrazione del prossimo Giovedì Santo con Francesco. «I detenuti sono un pezzo del suo cuore»

Sostiene che «è soltanto una visita pastorale» ma in fondo sa che non è così. Don Sandro Spriano è da 25 anni cappellano al Nuovo Complesso di Rebibbia, e da novembre si occupa anche della sezione femminile della Casa circondariale. Era settembre quando, nel corso di una Messa a Santa Marta insieme agli altri cappellani, aveva invitato Papa Francesco ad andare a trovare i detenuti. «Verrò per il Giovedì Santo», aveva promesso. E ora mantiene la promessa: «L’ho saputo un mese fa – racconta don Sandro – e siamo felicissimi, come quando, tre anni fa, abbiamo accolto Benedetto XVI. Questo è un altro momento importante dal punto di vista della Chiesa per far capire a tutti che anche in carcere c’è una Chiesa viva; credo che il Papa venendo da noi voglia dire questo: la Chiesa davvero non emargina nessuno».

Nelle due settimane che mancano all’appuntamento dei detenuti col Papa, a Rebibbia proseguirà, come sempre, la preparazione alla Pasqua attraverso catechesi e momenti di preghiera. Il 20 marzo la Via Crucis nella Casa circondariale femminile sarà presieduta dal cardinale vicario Agostino Vallini e vedrà la partecipazione dei seminaristi e dei sacerdoti del Collegio Capranica. Il 27, al complesso maschile, sarà guidata dal direttore della Caritas diocesana monsignor Enrico Feroci.

Per l’incontro con il Papa l’organizzazione a livello pratico è più complicata, anche perché metà dei 300 detenuti che Francesco vedrà in un unico evento saranno donne, «anche mamme con bambini», che si sposteranno per l’occasione al nuovo complesso. «Una vera eccezione – spiega don Sandro – perché dalle carceri le persone si muovono in pullman esclusivamente per trasferimenti e misure alternative». Stavolta, però, il motivo è davvero speciale. Ad aspettare il Papa, oltre ai 300 detenuti in chiesa, tutti gli altri nello spazio antistante, dove sarà allestito anche un maxi schermo.

Francesco, che visiterà personalmente qualche stanza di detenzione, nel corso della Messa “in coena Domini” laverà i piedi a 12 detenuti, di cui metà donne: «Non sono stati ancora scelti ma sicuramente cercheremo di rendere visibile la popolazione del carcere: ricchi e poveri, ammalati e sani, italiani e stranieri, cattolici e musulmani». Per don Sandro la visita a Rebibbia di Francesco, che due anni fa, sempre in occasione del Giovedì Santo, era andato nel carcere minorile romano di Casal del Marmo e l’anno scorso nel Centro Santa Maria della Provvidenza della Fondazione don Gnocchi, si inserisce «nella linea del rinnovamento che sta cercando di fare, con una pastorale che privilegia i poveri e li fa sentire parte della Chiesa. I detenuti – racconta – sono un pezzo del suo cuore. Quasi tutte le domeniche telefona al carcere di Buenos Aires per parlare con qualcuno di loro: ciò vuol dire che li reputa un popolo importante cui annunciare la salvezza». Un “popolo” che di certo vive un’attesa carica di felicità: «Spero molto – auspica don Sandro – che oltre a dare un momento di gioia ai detenuti, la presenza del Papa serva alle nostre comunità parrocchiali per capire che queste persone vanno riaccolte il più presto possibile e mai “buttate via”».

13 marzo 2015