Famiglia nel bosco: la bambina malata «ha diritto di stare con i genitori»

A parlare è l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Terragni, dopo la notizia del ricovero in ospedale di una dei figli. La continuità della relazione, «parte integrante delle cure»

«Suscita tutta la nostra preoccupazione la notizia del ricovero in ospedale di una dei “bambini del bosco” ospiti della casa-famiglia di Palmoli». L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni riferisce che, «secondo quanto dichiarato dalla responsabile del reparto pediatrico dell’ospedale, la bambina sarebbe affetta da una patologia all’origine della crisi respiratoria che nella serata di domenica 3 maggio ha indotto al ricovero, e la prognosi sarebbe orientativamente di una settimana. Benché le sue condizioni non appaiano gravi – aggiunge -, la bambina non può tuttavia avere accanto la mamma a cui, così come al padre, è concesso diritto di visita solo in presenza di un’operatrice della casa-famiglia, benché la vicinanza materna sia un importantissimo presidio a tutela della serenità dei bambini ricoverati e favorisca una risposta efficace alle cure».

La Garante cita un documento del ministero della Salute sottoposto a valutazione del Comitato di Bioetica dell’Istituto Superiore di Sanità e approvato nella seduta del 3 maggio 2021, secondo cui «nel caso di ricovero del bambino per malattia o intervento chirurgico o procedure diagnostiche il team pediatrico o neonatologico dovrebbe garantire la continuità della relazione e della vicinanza genitore-bambino per tutta la durata della degenza, come parte integrante delle cure, prevedendo un accesso illimitato h24 di almeno uno e per quanto possibile di entrambi i genitori. Impedire – prosegue – che il genitore stia assieme al figlio ammalato complica la gestione dell’assistenza nei confronti di un bambino ospedalizzato (necessità di somministrare i pasti, di fornire igiene e pulizia, di affrontare l’irrequietezza/agitazione del bambino)».

Ancora, Terragni ricorda la prima Carta europea dei bambini in ospedale redatta nel 1988, seguita, nel 2001, dalla prima Carta italiana dei diritti del bambino in ospedale (Trieste, 2001), «a cui sono seguite nel tempo varie altre carte a livello nazionale e internazionale. Principio reiterato: il diritto alla continuità relazionale con la famiglia in ogni fase del percorso di assistenza e di cura al fine di permettere il contenimento dello stato di stress indotto dalla paura e dalla malattia». All’ospedale Meyer di Firenze, ricorda ancora l’Autorità garante, la presenza costante delle madri accanto ai bambini ricoverati è stata autorizzata fin dagli anni Settanta, «con ottimi risultati in termini di convalescenza e ripresa dalla malattia».

Alla luce di tutto questo, «colpisce che alla piccola non vengano pienamente garantiti questi diritti – sono ancora le parole di Terragni -. Di più: stando a quanto si apprende dalla difesa della famiglia Trevaillon-Birmingham, i genitori avrebbero appreso solo il giorno dopo del ricovero della bambina: se il cellulare del padre Nathan la sera di domenica non fosse risultato raggiungibile, nessuno avrebbe ritenuto di dover contattare la madre Catherine, che aveva invece pieno diritto a essere tempestivamente informata. L’elementare buon senso insieme all’esperienza di ogni madre – e ai ricordi di ogni figlio – basterebbero a testimoniare della preziosità della vicinanza materna nei momenti di difficoltà, in particolare in caso di malattia – conclude -. L’augurio è che anche per la piccola B. valga il diritto a questo insostituibile sostegno».

6 maggio 2026