Feriti in Iraq 5 militari italiani

Un ordigno rudimentale esploso il 10 novembre vicino a Kirkuk. Tre in gravi condizioni. L’Ordinario militare Santo Marcianò: «Stima e gratitudine per l’opera delle nostre forze armate»

Nell’Iraq da settimane attraversato da imponenti manifestazioni antigovernative, che hanno prodotto a oggi un bilancio di oltre 300 morti e migliaia di feriti tra i dimostranti che chiedono diritti, lavoro, servizi e un deciso stop alla corruzione – con il rinnovamento del sistema politico che questo comporterebbe – , nella giornata di domenica 10 novembre un ordigno improvvisato è esploso in una strada vicino Kirkuk, in Iraq. Sedici anni dopo l’attentato di Nassiriya, nel quale rimasero uccisi 19 italiani e 9 iracheni, sono stati feriti 5 militari italiani: 3 incursori della Marina e 2 dell’esercito.

Il ministero della Difesa rende noto che al momento dello scoppio il gruppo di militari italiani, tutti appartenenti alle forze speciali, stava facendo rientro alla base di appoggio dopo l’attività di mentoring e training svolta in una zona di Suleymania, nel Kurdistan iracheno. Il team italiano infatti era impegnato a favore di forze di sicurezza locali – in particolare forze speciali dei peshmerga – che operano nel territorio. Procedevano in parte a piedi, in parte su mezzi blindati. «I cinque militari coinvolti dall’esplosione – si legge nella nota della Farnesina – sono stati prontamente soccorsi, evacuati con elicotteri Usa facenti parte della coalizione e trasportati in un ospedale Role 3». Qui hanno ricevuto le cure del caso. Per tre di loro le condizioni sono gravi ma nessuno è in pericolo di vita. «A uno, un sottufficiale dell’esercito, è stata amputata una gamba; un altro ha subito lesioni interne; un terzo, un giovane ufficiale della Marina militare, ha subito un danno al piede. Le famiglie dei militari sono state informate».

Fornire assistenza e addestramento alle forze irachene impegnate contro le ultime milizie dello Stato islamico. Questo l’obiettivo dell’operazione internazionale nel cui ambito opera la missione Prima Parthica, di cui fa parte anche il contingente militare italiano, composto da 1.100 uomini. Anche i 5 militari feriti «con grande competenza, passione, dedizione, prestavano il loro servizio per l’addestramento delle forse di sicurezza irachene contro il terrorismo», evidenzia l’arcivescovo Ordinario militare per l’Italia Santo Marcianò, esprimendo la sua «profonda sofferenza».

Il pensiero dell’Ordinario militare va ai familiari, ai quali esprime «vicinanza nella preghiera e nella speranza affinché le condizioni dei feriti possano migliorare e le loro sofferenze siano alleviate». Ma torna anche «con dolore» alla strage di Nassiriya, consumata il 12 novembre 2003. «Vogliamo confermare – dichiara a nome di tutta la Chiesa dell’Ordinariato militare – profonda stima e gratitudine per l’opera di grande valore professionale che le nostre forze armate offrono a tanti popoli in situazioni di conflitto e implorare Dio perché il loro impegno di custodia della persona umana e della pace, a volte pagato con la vita o con gravi ferite e mutilazioni, contribuisca a sostituire il clima di terrore e odio violento con la logica del rispetto e della carità fraterna».

11 novembre 2019