Gaza: il valico di Rafah, «linea di salvataggio cruciale»

ActionAid Palestina chiede chiarezza su evacuazioni mediche e ingresso di aiuti e beni commerciali. «Senza queste condizioni, rischia di diventare ulteriore strumento di pulizia etnica»

«Il valico di Rafah è una linea di salvataggio cruciale per i palestinesi e la sua riapertura deve garantire un movimento sicuro in entrambe le direzioni, facilitare evacuazioni mediche su larga scala, consentire l’ingresso senza ostacoli di aiuti e beni commerciali e permettere pienamente il diritto dei palestinesi a tornare nella propria terra. Senza queste condizioni, rischia di trasformarsi in un ulteriore strumento di pulizia etnica». A parlare è Jamil Sawalmeh, direttore di ActionAid Palestina. Al momento, riferisce, «continuiamo a non avere chiarezza su quante evacuazioni mediche saranno consentite ogni giorno. Quanto abbiamo visto negli ultimi mesi, e ancora oggi – prosegue -, rappresenta solo una goccia nell’oceano rispetto alle cure salvavita necessarie. Le forze israeliane hanno distrutto quasi ogni possibilità di ricevere cure essenziali all’interno di Gaza e queste continue ostruzioni rappresentano un ulteriore modo di togliere la vita alle persone».

Ancora, per il direttore di ActionAid Palestina «destano profonda preoccupazione le modalità con cui verranno gestite le persone che intendono fare ritorno attraverso il valico. Recenti notizie hanno lanciato l’allarme sulla costruzione, ancora in corso, di siti militarizzati nei pressi di Rafah, che potrebbero prevedere sistemi di sorveglianza biometrica e ulteriori restrizioni alla libertà di movimento verso le altre aree di Gaza». Nelle parole di Sawalmeh, «questi siti rischiano di intrappolare i palestinesi in strutture di trattenimento, dove verrebbero controllati, sorvegliati e privati della possibilità di muoversi liberamente nella propria terra. Chi finanzia e supervisiona questo processo deve garantire che il valico di Rafah venga utilizzato per proteggere la vita, la dignità e i diritti dei palestinesi, non per aggravare lo sfollamento forzato e la sofferenza», ammonisce.

Negli ultimi mesi, di fatto, solo poche decine di pazienti al mese hanno potuto lasciare la Striscia per ricevere cure mediche urgenti all’estero e attualmente non esiste ancora un quadro chiaro e trasparente che stabilisca quante evacuazioni mediche saranno consentite ogni giorno attraverso il valico di Rafah. Si stima che siano circa 20mila le persone che necessitano di cure mediche al di fuori di Gaza, dove la guerra ha distrutto quasi totalmente il sistema sanitario. A metà dicembre intanto quasi 1.200 persone risultavano decedute mentre erano in attesa di evacuazione medica.

La richiesta di ActionAid all’Ue e alle autorità egiziane è di «utilizzare la loro presenza fisica al valico di Rafah come leva per garantire che le autorità israeliane rispettino i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale, inclusa la protezione della popolazione civile, la libertà di movimento, la possibilità di evacuazioni mediche su larga scala e il diritto dei palestinesi a fare ritorno».

3 febbraio 2026