Gaza: le violenze, un peccato contro Dio e contro l’uomo

La centralità del dialogo tra ebrei e cristiani va di pari passo con la possibilità di criticare la politica di un governo, nel rispetto delle regole democratiche

Il dialogo tra ebrei e cristiani, oltre a rientrare nella sfera del dialogo interreligioso, riveste un ruolo del tutto particolare, di prioritaria importanza per la nostra città di Roma. Infatti, nella tradizione giudeo-cristiana si dice che Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza (cfr. Gen 1,26-27), dotandolo di una dignità, inviolabile. A questo proposito è illuminante il pensiero di Monique Eckmann, professoressa emerita alla Scuola universitaria di lavoro sociale di Ginevra, secondo cui «si può benissimo disapprovare la politica d’Israele senza cadere nella trappola dell’antisemitismo».

Intervistata dalla rivista digitale Tangram, specializzata nello studio e nell’analisi del razzismo in Svizzera, la sociologa ritiene che «quello israeliano può essere criticato come qualsiasi altro governo. Il vicino Oriente è lacerato da un conflitto violento ed è quindi normale che vi siano opinioni contrastanti». Se da una parte è vero che talvolta dietro alle pesanti critiche a Israele si nascondono sentimenti antisemiti, dall’altra, spiega la studiosa «si può benissimo criticare la politica d’Israele condannando al contempo senza mezzi termini l’antisemitismo». Motivo per cui, è nostro dovere nella carità invocare la fine dell’orribile mattanza che sta avvenendo a Gaza e l’immediato rilascio degli ostaggi israeliani. L’avversione viscerale tra le parti è un peccato contro Dio e contro l’uomo.

20 settembre 2024