Giovanni Paolo II: un pontificato lungo 27 anni, «in totale trasparenza dinanzi agli occhi di Dio»

Nella basilica di San Pietro la Messa presieduta dal cardinale Parolin, nel 20° anniversario della morte del Papa polacco. Il ricordo dei momenti principali alla guida della Chiesa, fino all’approdo nel terzo millennio. La preghiera alla tomba con Reina

Nel giorno del 20° anniversario della morte di Giovanni Paolo II, la Chiesa chiede l’intercessione e la benedizione del santo polacco, «adesso alla finestra della casa del Padre», per «questa umanità lacerata e disorientata, perché ritrovi la via della sua dignità e della sua altissima vocazione, perché conosca la ricchezza della misericordia, dell’amore di Dio» e per la Chiesa del Signore «in cammino, perché sia pellegrina di speranza».  Con queste parole il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha ricordato oggi pomeriggio, 2 aprile, la figura di Papa Wojtyla, che continua a essere  un faro di coraggio e fede incrollabile che ha segnato un’epoca.

Il porporato ha presieduto la liturgia all’altare della Confessione nella basilica di San Pietro. Nella Messa, alla quale ha preso parte anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sono stati ricordati i momenti principali di un pontificato «immenso» lungo quasi 27 anni, traghettatore della Chiesa nel terzo millennio tra turbolenze, sfide epocali e «moniti rimasti ancora oggi inascoltati». La celebrazione, alla quale hanno preso parte una trentina di cardinali – tra i quali il decano del collegio cardinalizio Giovan Battista Re e Camillo Ruini, all’epoca vicario di Roma -,  molti vescovi e migliaia di fedeli, si è conclusa con l’omaggio sulla tomba di Giovanni Paolo II, posta sotto la pala di San Sebastiano nella cappella attigua a quella della Pietà. Davanti alla tomba il cardinale vicario di Roma Baldo Reina ha letto una preghiera di intercessione al pontefice «venuto da molto lontano».

Per Parolin, Giovanni Paolo II è stato un «pellegrino instancabile», portando la Parola di Dio «fino agli angoli più lontani del pianeta». Parlando ai fedeli, tra i quali il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, l’ambasciatore italiano presso la Santa Sede Francesco Di Nitto, una delegazione di fedeli giunti da Cracovia, e diversi esponenti del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Parolin, che 20 anni fa ricopriva il ruolo di sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, ha ricordato le ultime due settimane di vita del Papa polacco. Quindi l’immagine di Wojtyla di spalle aggrappato alla croce durante la Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo, seguita dalla cappellina privata nello studio del Palazzo apostolico e poi l’ultima apparizione pubblica affacciato alla finestra «per una benedizione pasquale ormai senza parole».

Ancora, il porporato ha riportato alla memoria «l’afflusso crescente, incontenibile, inimmaginabile delle folle» giunte a Roma per salutare «il loro pastore» che negli ultimi anni, provato per la malattia, si era mostrato «solidale con la sofferenza del mondo». Tutta la vita e il ministero pastorale di Giovanni Paolo II si sono «svolti in totale, continua trasparenza dinanzi agli occhi di Dio – le parole di Parolin -. Qui sta certamente uno dei fondamenti dello straordinario coraggio e della costanza della testimonianza di fede di Giovanni Paolo II davanti agli uomini, in ogni situazione, in tutta la sua vita e in tutta l’eccezionale durata del suo pontificato. Non ha mai cercato di piacere agli uomini, ma a Dio. Ha vissuto davanti ai Suoi occhi». In qualità di vescovo prese parte a tutte le sessioni  del Concilio Vaticano II, che è  stato per lui «la bussola di orientamento nel servizio pastorale universale, per la Chiesa e per l’umanità intera», ha rilevato Parolin.

(foto: diocesi di Roma/Gennari)

Nel suo saluto iniziale il cardinale Stanislaw Dziwisz, per anni segretario particolare di Wojtyla, riprendendo le parole dell’allora cardinale Joseph Ratzinger ai funerali di quello che sarebbe diventato il suo predecessore, si è detto «fermamente» convinto  che «egli stesso ora ci guardi dall’alto sostenendo tutta la Chiesa nel suo pellegrinaggio verso l’eternità. Nel suo testamento – ha continuato – Giovanni Paolo II esprimeva la fiducia che Cristo avrebbe reso la sua morte “utile” per la causa più importante alla quale cercò di servire: la salvezza degli uomini, la salvaguardia della famiglia umana, e in essa di tutte le nazioni e dei popoli. Oggi sappiamo  quanto frutto porti la sua santità».

Non è mancata poi una preghiera, da parte del cardinale polacco, per la salute di Papa Francesco, unito «spiritualmente», perché «il Signore gli dia la forza necessaria per guidare la Chiesa pellegrina in questo anno giubilare all’insegna della speranza, in questi tempi difficili per la Chiesa e per il mondo». Al termine della liturgia il cardinale Dziwisz ha acceso una candela e deposto una corona di fiori davanti alla tomba di Giovanni Paolo II.

2 aprile 2025