Gran Bretagna, trionfo dei Conservatori

Secondo le prime stime, ai Tories andranno 364 seggi, ai laburisti 203, 48 ai nazionalisti scozzesi, 12 ai liberal democratici. Brexit entro il 31 gennaio

Esce dalle consultazioni del 12 dicembre con  un’ampia maggioranza il premier Boris Johnson, leader dei Conservatori. Maggioranza con la quale potrebbe fare approvare, già venerdì prossimo, l’accordo di recesso che ha firmato con l’Unione europea. Brexit probabile, dunque, entro il 31 gennaio, ha assicurato Johnson parlando ai suoi sostenitori: «Con questo mandato, metterò la parola fine a tutte le assurdità di questi tre anni e realizzerò la Brexit entro gennaio. Senza se e senza ma». Il voto, d’altra parte, ha travolto Jeremy Corbyn: i suoi laburisti, usciti dalle urne con 203 seggi, hanno ottenuto il risultato peggiore dal 1935. I Tories, con il 43,6% dei voti popolari, potrebbero arrivare invece fino a 364 dei 650 seggi (il sistema di elezione è a collegio uninominale) della Camera dei Comuni. Una vittoria assoluta. I liberaldemocratici invece ottengono 12 seggi; il partito unionista irlandese Dup se ne assicura 8; 7 deputati per il Sinn Fein; i nazionalisti gallesi del Plaid Cymru arrivano a 4 seggi, un deputato va ai verdi. Resta fuori dal Parlamento il Brexit Party di Nigel Farage, il primo a lanciare la battaglia per uscire dalla Ue, che aveva rinunciato ai propri candidati in 317 circoscrizioni, aprendo così la strada alla vittoria dei conservatori di Johnson.

La ricetta laburista di Jeremy Corbyn (32,2% dei voti popolari), che ha presentato un programma di spesa pubblica ambizioso, non ha convinto gli elettori. Corbyn parla di «risultato molto deludente», afferma che non guiderà il partito alle prossime elezioni, restando in sella al Labour solo il tempo necessario per trovare un nuovo leader e per «un periodo di riflessione» politica interna al partito. Positivo invece il bilancio per lo Scottish National Party, che ha conquistato 48 dei 59 seggi scozzesi: 12 in più dei 35 vinti nel 2007. La premier Nicola Sturgeon ha parlato di «un messaggio molto chiaro»: la tesi è che Johnson non ha un mandato per portare la Scozia fuori dalla Ue e che gli elettori hanno espresso «un forte sostegno» a un nuovo referendum sull’indipendenza.

Da Bruxelles, dove si trova per partecipare al Consiglio europeo, arriva anche il commento del premier italiano Giuseppe Conte. La vittoria «così netta, così chiara» di Johnson, osserva, «ci consente di prospettare un’uscita ordinata» del Regno Unito dall’Unione europea, «entro il 31 gennaio dell’anno prossimo come preventivato. Poi ci aspetta ovviamente un negoziato per il commercio. E sarà un negoziato difficile perché i tempi sono stretti ma confidiamo che già i lavori preparatori lo avvieranno a conclusione facilmente». Quindi Conte ha preannunciato visite reciproche: «Lui verrà a Roma e io andrò a Londra. Confido che potremo incrementare le relazioni economiche e i rapporti commerciali e culturali tra i due Paesi».

13 dicembre 2019