I cristiani in cammino sulle strade di Roma verso l’unità

Celebrata in forma itinerante la veglia ecumenica diocesana, nell’ambito della Settimana di preghiera. Il vescovo Ricciardi: «Chiamati a professare con gioia la nostra fede comune». La pastora metodista Manocchio: «Strada d’amore indicata da Gesù»

La recita del Credo Niceno Costantinopolitano ecumenico. Le fiaccole accese. Lo scambio di doni. La processione per le strade di Roma. I canti a un’unica voce. Sono tanti i momenti intensi della veglia ecumenica diocesana itinerante che si è svolta ieri sera, 23 gennaio, per le strade di Roma, nell’ambito della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Ma uno più di tutti ha immortalato perfettamente lo spirito della serata. Si sente il coro che continua a cantare, mentre tutti si salutano nella sacrestia della basilica di San Camillo de Lellis. Il vescovo ausiliare Paolo Ricciardi, responsabile dell’ambito della Chiesa ospitale e “in uscita”, sta benedicendo un rosario. Attorno a lui, le chiacchiere e gli abbracci hanno preso il posto del silenzio della preghiera. Ma il clima di fraternità è rimasto lo stesso.

La veglia è iniziata alle 18 sulle note di “Te lodiamo Trinità” nella chiesa luterana di via Sicilia, è proseguita nella chiesa ortodossa di Sant’Andrea e si è conclusa nella chiesa cattolica di San Camillo. Presenti numerosi rappresentati delle tre professioni cristiane e tanti fedeli. Tra gli altri, oltre a Ricciardi, monsignor Marco Gnavi, direttore dell’Ufficio per l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e i nuovi culti della diocesi di Roma, i pastori luterani Michael Jonas e Mirella Manocchio, e padre Simeone Katsinas per gli ortodossi.

Ogni momento all’interno delle tre chiese è stato animato da canti, da meditazioni bibliche sul brano del Vangelo di Giovanni che racconta la risurrezione di Lazzaro (il tema scelto per quest’anno) e da uno scambio di doni: lampade a olio accese, simbolo della luce pasquale che rischiara le tenebre, e testi religiosi significativi, tra cui il “Credo” del teologo Dietrich Bonhoeffer e un passo della tradizione ortodossa armena di Gregorio di Skevra. Il vescovo Ricciardi ha ricevuto dai rappresentanti evangelici e ortodossi una copia del Credo Niceno Costantinopolitano ecumenico, simbolo della Chiesa indivisa, che poi è stato letto da tutti in coro.

«Gesù è profondamento commosso di fronte a ciascuno di noi nel desiderio dell’unità – ha detto Ricciardi, che ha curato l’ultima meditazione -. Ancora oggi siamo chiamati a professare con gioia la nostra fede comune che ci fa vedere la gloria di Dio, così come hanno fatto i cristiani del Concilio di Nicea». Richiamando le parole del Vangelo, il presule ha invitato tutti a «togliere le pietre che abbiamo nelle nostre comunità» e a «immedesimarsi in Lazzaro per sentire il grido di Gesù che ci esorta a venire fuori dalle nostre chiusure e dal nostro orgoglio». Affinché, ha concluso, «possiamo respirare insieme la gioia della risurrezione».

La prima meditazione è stata invece affidata alla pastora metodista Mirella Manocchio. «L’evangelista Giovanni – ha sottolineato – raccontando l’episodio di Lazzaro ci conduce in un percorso di comunione e fede che precede quello ultimo di Cristo sulla croce». In questo senso, da Manocchio è arrivato l’invito a «riprendere insieme il cammino sulla strada d’amore indicata da Gesù fin dalla creazione». L’ecumenismo, ha aggiunto padre Katsinas, «non è una strada regale che conduce direttamente a un lieto futuro. Ma prevede anche percorsi secondari e deviazioni, sperimentando tempi favorevoli, come la celebrazione dei 1.700 anni del Concilio di Nicea». Un evento storico dal quale ripartire.

24 gennaio 2025