I missionari martiri, testimoni di un «andare instancabile verso l’umanità»
La celebrazione della Giornata di preghiera e digiuno, nell’anniversario dell’uccisione dell’arcivescovo salvadoregno Oscar Romero, e la consapevolezza che, alla luce del Vangelo, non è lecito scoraggiarsi, neanche davanti alle tante crisi della contemporaneità
Di fronte agli abomini perpetrati nelle zone “calde” del nostro povero mondo, la Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, che nel calendario cade proprio oggi, 24 marzo, rappresenta un’occasione privilegiata per operare un sano discernimento personale e comunitario. Si tratta di un’iniziativa che ricorre ogni anno nel giorno in cui venne ucciso l’arcivescovo salvadoregno san Oscar Arnulfo Romero, mentre celebrava l’Eucaristia. Vittima sacrificale di un regime dittatoriale, il suo martirio, occorso il 24 marzo del 1980, è la metafora della passione che sperimentano molti delle nostre missionarie e dei nostri missionari che svolgono il loro ministero, a fianco dei poveri, nelle periferie geografiche ed esistenziali del pianeta.
A tale proposito, è illuminante lo slogan della Giornata, scelto da Missio, organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana (Cei), “Andate e invitate”. Esso prende ispirazione dalla parabola raccontata da Gesù nel Vangelo di Matteo (22, 1-14), e in particolare dal comando che il re dà ai suoi servi nel momento in cui gli invitati non si presentano al banchetto e quindi decide di invitare tutti, anche coloro che stanno ai crocicchi delle strade. La sottolineatura dei due verbi “andate” e “invitate”, come scrive Papa Francesco, ci ricorda che, sull’esempio dei missionari, «la missione è un andare instancabile verso tutta l’umanità per invitarla all’incontro e alla comunione con Dio. Instancabile! Dio, grande nell’amore e ricco di misericordia, è sempre in uscita verso ogni uomo per chiamarlo alla felicità del suo Regno, malgrado l’indifferenza o il rifiuto». (Messaggio per la XCVIII Giornata missionaria mondiale 2024).
La questione di fondo è che troppo spesso nelle Chiese di antica tradizione, come quelle europee, si avverte un senso d’impotenza rispetto a quanto sta avvenendo sul palcoscenico della storia contemporanea: dalla crisi russo-ucraina a quella mediorientale, per non parlare delle tante guerre dimenticate nell’Africa subsahariana. Sta di fatto che, alla luce del Vangelo, non è lecito scoraggiarsi e l’esercizio della parresia, intesa come coraggio di osare, è un dovere di ogni credente. Questo in sostanza significa che il vaticinio, dunque la profezia, deve essere in grado di tracciare la via del riscatto; ed è quello che Papa Bergoglio ha indicato ripetutamente nel suo magistero missionario. Dall’andare che è la legge della fede e dell’esistenza cristiana, all’accoglienza nei confronti di tanta umanità dolente vittima dell’esclusione sociale un po’ a tutte le latitudini. Questo in sostanza significa comprendere, con il cuore e con la mente, che essere cristiani significa innanzitutto e soprattutto affermare, nella propria quotidianità, i valori del Regno che trovano la loro ricapitolazione nella figura di Gesù di Nazaret: Pace, Giustizia, Solidarietà, Bene Comune, Rispetto del Creato.
Mai come oggi, in considerazione di quello che sembra essere sempre più un disordine su scala planetaria, siamo chiamati a essere, sull’esempio delle nostre missionarie e dei nostri missionari, annunciatori e testimoni dell’agognato cambiamento, partendo dalle nostre scelte, quelle che scandiscono i nostri giorni. Ecco che allora, in questo cammino quaresimale, accompagnati nella preghiera da coloro che hanno vissuto radicalmente la Sequela Christi dando la vita, sul loro esempio siamo chiamati anche noi a offrire un contributo concreto frutto del nostro digiuno, per sostenere progetti di assistenza e sviluppo nelle giovani Chiese, lì dove mancano le opportunità per un futuro più chiaro e dignitoso.
24 marzo 2025

