I rifugiati, invisibili che muoiono nei Mediterranei del Mondo

L’incontro organizzato dal Centro Astalli in vista della Giornata del 20 giugno. Ripamonti: «In questi giorni di lutto, ci sono vite che contano e vite che non contano». Il riferimento al naufragio nell’Egeo. De Mendonca: «Siamo corresponsabili di queste stragi». Il cd “Shahida – tracce di libertà”

«In questi giorni di lutto, voluto come nazionale, è ancora più stridente il fatto che ci sono vite che contano, con molti privilegi, e che fermano un Paese, e vite che non contano, che non hanno diritto ad avere diritti, che finiscono nel disinteresse di tutti lungo le rotte della libertà in mare o per terra, come quelle persone che hanno perso la vita nel naufragio nell’Egeo». È il confronto tra la grande attenzione mediatica riservata alla morte di Silvio Berlusconi e quella inferiore per le vittime della tragedia al largo della Grecia tra il 13 e il 14 giugno, fatto da padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli. Aprendo ieri, 15 giugno, l’incontro “Rifugiati: in gioco il futuro dei diritti”, organizzato in vista ​della Giornata del rifugiato che si celebra il 20 giugno, il sacerdote ha chiesto un minuto di silenzio ai presenti nell’Aula Magna della Pontificia Università Gregoriana.

Il Centro Astalli non nasconde «una certa preoccupazione non solo per il diritto d’asilo in sé, ma per i diritti in generale», ha proseguito padre Camillo, introducendo il colloquio sulle migrazioni moderato dal giornalista Marco Damilano. Pensando ai provvedimenti presi dalla classe politica in materia di migrazioni, ha affermato che «negli ultimi anni la preoccupazione dei governi è stata quella di limitare gli arrivi. Nessuno si è preoccupato di riflettere sul fatto che la maggior parte dei richiedenti asilo, di coloro che poi diventano titolari di protezione internazionale, arrivino in Europa in modo irregolare. Ci si è preoccupati di limitare i movimenti secondari piuttosto che chiedersi se lo spostamento da uno stato all’altro sia funzionale alla ricerca di lavoro o a ricongiungimenti con i propri familiari, cioè a una vita più degna».

Oggi il rifugiato «è invisibile – ha detto il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del dicastero per la Cultura e l’educazione -. Muore tutti i giorni nei Mediterranei del mondo ma non ha voce, non ha volto. I rifugiati del nostro tempo sono svuotati di una storia, di una memoria e di una cittadinanza». E tutti siamo responsabili di questa mancata attenzione perché, ha proseguito il porporato, «non vedere e non reagire davanti a un dramma, a un genocidio, è qualcosa di mostruoso. Siamo corresponsabili di tutte queste stragi umane». È necessario lavorare di più nella «cittadinanza culturale per far emergere l’arricchimento che i rifugiati portano alla società», ha concluso il porporato. In un videomessaggio lo scrittore Paolo Rumiz ha rimarcato che «siamo tutti figli di migranti e dovremmo ricordarlo nel momento in cui si varano dei provvedimenti che sono una vergogna in termini di accoglienza». Per la filosofa Roberta De Monticelli, «a ciascuno dovrebbe essere data la possibilità di diventare chi vuol essere con il suo genio, la sua cultura e la sua religione».

La serata ha dato voce ad alcuni rifugiati accolti dal Centro Astalli, come Yenmery fuggita dal Venezuela, dove «il governo reprime ogni forma di opposizione con brutale violenza». È arrivata in Italia nel 2018 per far crescere i suoi figli «al sicuro e vederli diventare brave persone in un posto che sappia accoglierli e proteggerli». Fatima e la madre Sakineh sono invece scappate dall’Afghanistan. A causa del suo impegno politico, Sakineh è stata «umiliata, minacciata e aggredita molte volte».

De Mendonça, Damilano, De Monticelli, incontro rifugiati, centro astalliA favore dei progetti del Centro Astalli destinati alle donne rifugiate saranno devoluti i proventi del Cd “Shahida – tracce di libertà” promosso dallo stesso Servizio dei Gesuiti per i rifugiati. «Shahida è un nome di donna e in arabo vuol dire testimone – ha detto l’attrice e cantante Evelina Meghnagi -. È il nome della giocatrice della nazionale di hockey del Pakistan morta nel naufragio al largo di Cutro del febbraio scorso, dove hanno perso la vita 94 persone di cui 35 bambini».

Per quanti hanno perso la vita nei viaggi verso l’Europa, giovedì 22 giugno alle 18.30 nella basilica di Santa Maria in Trastevere si terrà la veglia ecumenica “Morire di Speranza”, promossa da varie associazioni impegnate nell’accoglienza e nell’integrazione dei migranti.

16 giugno 2023